L'Opificio delle Pietre Dure di Firenze avrebbe i giorni contati. Il grido d'allarme l'ha lanciato ieri mattina il neo-soprintendente Bruno Santi che, senza tanti giri di parole, ha tracciato un quadro quanto meno desolante della situazione. Il tutto appare ancor più preoccupante perché, dopo 17 mesi di «battaglia» per l'autonomia, dallo scorso marzo l'Opificio ha finalmente assunto lo status di Istituto Centrale, lasciando sperare che i gravi problemi economici (che si ripercuotevano inevitabilmente sul funzionamento) potevano dirsi risolti. Invece così non è. Come ha sottolineato il soprintendente Santi, dal Ministero per i beni e le attività culturali retto ancora per poco da Francesco Rutelli, per tutto il 2008sono giunti 98mila euro. Oggi all'Opificio delle Pietre Dure - ovvero «la NASA del restauro» il cui lavoro è universalmente apprezzato - lavorano circa 120 persone. I 98mila euro di cui sopra dovrebbero bastare per coprire i costi di gestione dell'istituto, esclusi quindi i restauri. Cioè per pagare le bollette, ma anche le missioni, dalmomentoche il personale dell'Opificio, altamente qualificato, è spesso chiamato per delle consulenze che si rivelano non solo preziose ma essenziali. Effettivamente, così com'è strutturato oggi, l'Opificio avrebbe bisogno di circa 600mila euro l'anno. Il che significa che, con 98mila euro a disposizione, sarebbe stato difficile arrivare a marzo. Dal momento che siamo già a maggio inoltrato e ancora l'attività dell'Opificiononsi è fermata, significa che si sta facendo economia in ogni settore e «inventandosi» la sopravvivenza ogni giorno. Come se nonbastasse, atutt'oggi sono numerosissimi i dipendenti dell'Opificio che vantano crediti superiori ormai ai mille euro. In pratica hanno anticipato i soldi delle spese correnti dell'istituto per cui lavorano, come quando la responsabile del settore restauro dipinti e carta, Cecilia Frosinini, pagò di tasca sua la benzina per andare alla Biblioteca Ambrosiana di Milano per una consulenza su alcuni disegni di Leonardo da Vinci che si stavano coprendo di muffe. Bruno Santi ha ribadito che «dal momento che il regolamento dell'Opificio non è ancora operativo, i responsabili dei vari settori di restauro si sono dati da fare per risolvere la situazione così difficile e, senza la loro azione, questo istituto avrebbe già smesso di funzionare da tempo ». Ad esempio senza la decisa azione di Clarice Innocenti il settore restauro dell'oreficeria non potrebbe lavorare, dal momento che per il 2008 ha ricevuto solo 15mila euro. Abbiamo poi chiesto chi, effettivamente, ha responsabilità di questa situazione. Santi a questo punto non ha fatto nomi ma ha detto che tutto passa attraverso il segretariato generale del Mibac (cioè Giuseppe Proietti) il quale avrebbe assegnato circa un milione di euro all'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ex- Istituto Centrale per il restauro di Roma) e neanche 100mila euro all'Opificio. Contattato nella sede del Mionistero per i beni e le Attività culturali, Proietti ha detto che «Quella che è stata assegnata costituisce soltanto laprima tranche dello stanziamento. Non si può fare un paragone fra quello che l'istituto richiede e quello che ha perché se dovessimo mettere insieme tutte le richieste che hanno avanzato tutte le soprintendenze e tutti gli istituti, tutti gli archivi e tutte le biblioteche d'Italia arriveremmo probabilmente ad una somma di molte volte superiore a quella che è effettivamente disponibile. Comunque all'Opificio arriveranno risorse pari a quelle dell'anno scorso (che ammontarono più di 500mila euro, ndr). Almeno». Abbiamo quindi chiesto a Proietti che cosa si aspetta a incrementare il bilancio dell'Opificio. «Abbiamo individuato ancheunavia percorribile -ha aggiunto il segretario generalòe del Mibac - che solo l'Opificio potrà godere; cioè abbiamo previsto nel nuovo regolamento di organizzazione del Ministero, che l'Opificio possa ricevere finanziamenti dalla Soprintendenza al Polo Museale, che è uno dei tre Istituti in Italia ricchi, perché la soprintendenza al Polo Museale Fiorentino, la soprintendenza autonoma Napoli Pompei, la soprintendenza autonoma per l'archeologia diRomasono ricche perché trattengono per sé gli introiti». È quindi è previsto un trasferimento? «C'è anche questa possibilità, questo lo prevede la norma. Ciò significa che le prestazioni che l'Opificio effettuerà per la soprintendenza autonoma al Polo Museale Fiorentino potranno avere in cambio un corrispettivo». Quindi il Polopagherà all'Opificiomoneta sonante? «Certo! Per gli interventi di restauro e conservazione, e per le consulenze che l'Opificio potrebbe prestare».
L'Opificio soffre ma i soldi arriveranno
Il neo-soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Bruno Santi, ha lanciato un grido d'allarme sulla situazione economica dell'istituto, che ha ricevuto solo 98mila euro per il 2008, mentre ha bisogno di circa 600mila euro all'anno. L'Opificio, che è stato riconosciuto come Istituto Centrale, ha dovuto fermare l'attività di restauro e conservazione a causa della mancanza di fondi. I dipendenti dell'Opificio hanno anticipato i soldi delle spese correnti, con crediti superiori ai mille euro. Santi ha ribadito che il regolamento dell'Opificio non è ancora operativo, e che i responsabili dei vari settori di restauro si sono dati da fare per risolvere la situazione.
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