Regione e Comune insieme per sbloccare l'attività edilizia "congelata" dai vincoli imposti dal Piano paesaggistico. Il primo round del confronto (il termine tecnico è "copianificazione") si è giocato ieri attorno al tavolo dell'assessorato regionale all'Urbanistica. Dove il padrone di casa Gian Valerio San-na e il suo omologo di via Roma, Gianni Campus, si sono trovati d'accordo su un punto. I vincoli attorno ai beni tutelati dal Ppr -paesaggistici o identitari, a questo punto poco importa - devono essere modulati caso per caso. Ovvero, se il Piano in vigore dal settembre 2006 elenca tutte le tipologie di opere (storielle, paesaggistiche o espressione del patrimonio sardo) che devono rimanere (temporaneamente) libere dal cemento nella fascia dei cento metri, ieri Cani-pus e Sanna hanno proposto al Soprintendente ai Beni archeologici Fausto Martino una "ri-perimetrazione" dei vincoli caso per caso, bene per bene. Significa che se prima nessun cantiere poteva essere aperto nella fascia di rispetto attorno a qualsiasi opera con vincolo, adesso per qualsiasi opera - palazzo storico o convento che fosse - ci sarà un confronto, e poi una fascia di rispetto specifica. Che potrà essere ridimensionata, ma anche annullata. Ieri Campus e Sanna hanno proposto al soprintendente le "rivisitazioni" sul primo gruppo di beni trattati, sei o sette tra edifìci da salvaguardare. Esemplificativo il caso di Villa Devoto, non il palazzo della Regione ma quella in viale Marconi. Il ministero dei Beni culturali l'ha appena tutelata con decreto. Ma che senso avrebbe imporre il divieto di costruire nel raggio di cento metri, se affianco sorgono già palazzi alti diversi piani? «In attesa dell'adeguamento dei Piani urbanistici comunali, stiamo attraversando una fase transizione, come i vincoli imposti dal Ppr attorno a determinati beni "paesaggistici" o "identitari" sono temporanei, ossia decadono nel momento in cui i Comuni "adeguano" i loro strumenti urbanistici, con vincoli più specifici. Nell'incontro di ieri è stato affrontata anche la spinosa questione dei cantieri che potrebbero sorgere su zone potenzialmente "sensibili" dal punto di vista archeologico. In pratica, se durante i lavori per la realizzazione di un palazzo, dovessero emergere i resti di un tempio romano o testimonianze di Santa Igia, il costruttore deve comunicare il ritrovamento alla Soprintendenza, che a quel punto avvia la definizione del vincolo. Di certo, il bene emerso non sarebbe tutelato nella fascia dei cento metri, ma con una gradazione specifica stabilita di concerto tra il responsabile della tutela del patrimonio culturale, Regione e Comune. Così non è avvenuto per Tuvixeddu, dove sono state realizzate enormi fioriere proprio sopra l'area dei nuovi ritrovamenti. previsto dal Piano», ha spiegato Sanna. «È la dimostrazione del fatto che con il Ppr la Regione non voleva affatto bloccare l'edilizia, ma al contrario operare una tutela più specifica». Il punto adesso è un altro. Sotto il profilo politico-interpretativo, la Regione ha svelato le sue carte, spiegando che i beni vincolati non sono tutti quelli elencati dal Piano per categorie, ma solo quelli indicati nelle cartografie. Specializzazione delle opere vincolate. Quindi, non tutti i palazzi storici realizzati prima degli anni '50, ma solo alcuni, quelli pubblici e con determinate caratteristiche indicate negli allegati al Ppr. La tutela (ergo, il divieto di aprire cantieri nella fascia di rispetto) si applica solo a questi. Almeno stando alle circolari interpretative. Il problema è che la magistratura penale, fino ad ora, ha rigettato quest' interpre-tazione restrittiva, fatta propria da diversi avvocati nelle istanze di dissequestro di cantieri. Cantieri autorizzati dal Comune di Cagliari, che ora - ovviamente - ha smesso quasi completamente di rilasciare concessioni, a causa della confusione "interpretativa". Cosa farà adesso l'ufficio tecnico? «Ovvio che non possa chiedere al dirigente di avviare rilasciare concessioni quando la magistratura da nn'interpretazione del genere», ha puntualizzato Campus, di umore ricettivo, ma titubante. «Non si può certo pretendere che i tecnici commettano violazioni. Sotto il profilo delle parole, mi trovo perfettamente concorde con quanto detto dall'assessore Sanna. Ma di fatti ne vedo pochi, nel senso che la copianificazione potrebbe richiedere procedure garantiste che la legge impone, come i passaggi in Giunta e poi in Consiglio comunale, che rischiano di rendere tutto molto farraginoso». Insomma, si è ben lungi dalla soluzione del caos sui cantieri. Lunedì prossimo, il secondo di una lunga serie di incontri.
Sardegna - Cantieri: cadono i vincoli rigidi per superare il caos nell'edilizia
Il Comune di Cagliari e la Regione Sarda hanno raggiunto un accordo per sbloccare l'attività edilizia "congelata" dai vincoli imposti dal Piano paesaggistico. Il primo round del confronto si è giocato ieri attorno al tavolo dell'assessorato regionale all'Urbanistica. Il padrone di casa Gian Valerio San-na e il suo omologo di via Roma, Gianni Campus, si sono trovati d'accordo su un punto: i vincoli attorno ai beni tutelati dal Ppr devono essere modulati caso per caso. Ciò significa che se il Piano in vigore dal settembre 2006 elenca tutte le tipologie di opere che devono rimanere libere dal cemento nella fascia dei cento metri, i vincoli devono essere "ri-perimetinati" caso per caso.
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