Tempi duri per l'Opificio delle Pietre Dure. Maltrattato e deprezzato dal Ministero dei Beni Culturali, ora si trova a fare i conti con finanziamenti irrisori, a fronte delle ingenti spese che ogni anno deve sostenere, dal momento che è uno degli istituti più importanti, a livello mondiale, nel campo del restauro delle opere d'arte e di ricerca scientifica e possiede una Scuola di Alta Formazione ufficiale dello Stato. «Per il 2008 il Ministero ci ha assegnato, per il funzionamento dell'istituto, solo 98mìla euro di fondi, una cifra ridicola, se si pensa che l'Istituto Superiore per la conservazione e il restauro di Roma ha avuto oltre un milione di euro». Così ha tuonato il neo soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure, Bruno Santi, ieri mattina, in occasione della presentazione del restauro della Croce Santa, di cui si parla in un altro articolo del nostro quotidiano. «Noi dipendiamo dal Segretariato Generale, proprio come l'Istituto superiore di Roma e siamo entrambi due istituti autonomi di pari grado. Allora perché fra noi e loro c'è questa disparità di trattamento? Come mai a noi sono toccati solo un decimo dei loro finanziamenti? Forse mettendoci in crisi dal punto di vista economico vogliono farci diventare una filiale dell'Istituto Superiore di Roma - ha ipotizzato Santi. In ogni caso sono quesiti a cui è difficile trovare una risposta comprensibile, soprattutto se si entra nei dettagli delle cifre». «Per il settore dell'oreficeria ci sono toccati 15 mila euro, - ha spiegato il direttore del settore di restauro delle Oreficerie dell'Opificio, Clarice Innocenti Ci hanno tagliato della metà dei fondi se si pensa che l'anno scorso abbiamo ricevuto 35mila euro». I 98mila euro stanziati per il funzionamento dovrebbero invece coprire le spese ordinarie dell'istituto, esclusi i restauri, dalle bollette di acqua, luce, gas a tutte le spese di gestione dell'Opificio. «Alcuni giorni fa abbiamo mandato una lettera al Ministero - ha proseguito Santi - per far presente che, per mandare avanti l'istituto un anno, abbiamo bisogno di almeno 600mila euro, che sono sempre molti meno di quelli che sono toccati a Roma. La situazione è imbarazzante perché siamo costretti anche a 'tassare' i nostri dipendenti: ci sono dei nostri interni che hanno un credito di 1000 euro verso l'istituto perché abbiamo delle missioni obbligatorie da svolgere fuori Firenze, che hanno dei costì a cui non riusciamo a sopperire». Santi si è anche soffermato sulla gestione del Ministero dei Beni Culturali in questi ultimi 7 anni: dal 2001 a oggi si sono alternati 3 diversi ministri, sia di destra che di sinistra, ma nessuno ha fatto qualcosa per migliorare la situazione, anzi le cose sono peggiorate. Io posso permettermi di dire queste cose perché mi mancano solo 8 mesi alla pensione - ci ha scherzato su il Soprintendente -. Però è veramente una vergogna che ci riservino questo trattamento. Ora attendiamo risposte da Roma alla nostra lettera».