Il Cipe ha rinviato a gennaio l'approvazione di sei nuovi contratti di programma tra cui spicca quello presentato dalla Fiat per gli stabilimenti di Melfi, Pomigliano d'Arco e Cassino. La decisone è stata assunta per consentire nel frattempo una verifica complessiva dei contratti di programma finora istruiti dal ministero delle Attività produttive anche a seguito del decreto dello stesso ministero del 10 dicembre che stabilisce criteri più stringenti per la selezione e l'istruttoria delle domande. «Occorre che il Cipe sia in grado di poter affrontare i! finanziamento dì nuovi accordi tenendo presente la situazione complessiva ha spiegato il sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono, promotore dell'iniziativa perche solo in questo modo è, possibile decidere le strategie di politica industriale tenendo presente anche le esigenze delle aree territoriali interessate». Un obiettivo tutt'altro che facile. Anche perché a influenzare l'accelerazione delle istruttorie dei contratti è il rapporto determinante con le Regioni coinvolte. Rapporto che, inevitabilmente, risente della capacità delle singole amministrazioni regionali coinvolte di sostenere gli accordi, non solo sul fronte dei (co)finanziamcnti, ma soprattutto sul quello della concreta realizzazione del progetto di investimento. Da sottolineare, per altro, che a determinare lo slittamento deciso dal Cipe è stata anche l'impossibilità di verificare le relazioni dì accompagnamento dei singoli accordi, giunti alla segreteria tecnica del Comitato interministeriale solo alla vigilia della riunione. Oltre al contratto Fiat, gli accordi incappati nel rinvio sono: la Città del libro di Casoria, il Centro per la trattazione del corallo a Marcianise, le filiere agroalimentari nella province di Salemo e Avcllino, la filiera agroalimentare di Tuscania e un altro contratto per l'agroalimentare in Sardegna.