I dipendenti in assemblea rivendicano pagamenti arretrati In cinquemila, ai tre ingressi degli scavi, hanno atteso la fine dell'assemblea dei lavoratori di Cgil, Uil e Unsa. Per i turisti ancora una dimostrazione di disorganizzazione dopo quella del Primo Maggio quando l'area archeologica non aprì perché la soprintendenza non ha soldi per gli straordinari. E anche di questo, del pagamento delle indennità per il lavoro svolto dagli addetti alla vigilanza a Natale 2007 e Capodanno 2008, si è parlato durante l'assemblea sindacale che ha riguardato, inoltre, la messa in sicurezza degli ambienti di lavoro. «Il ministero deve intervenire - spiegano i responsabili sindacali di Cgil, Uil e Unsa - i diritti dei lavoratori vanno difesi e rispettati». I vertici della super soprintendenza di Napoli e Pompei hanno sottolineato nuovamente di aver, a più riprese, garantito ai lavoratoti il pagamento degli arretrati. Si tratta di aspettare solo la convocazione del nuovo consiglio di amministrazione e che il ministero dei Beni culturali dia l'ok sull'anticipo delle somme. Della guerra in corso tra lavoratori e soprintendenza, però, ai visitatori che giungono da ogni parte del mondo poco importa. A loro interessa ammirare le bellezze della città eterna senza dover aspettare ore ed ore. «Purtroppo è un film già visto», conferma Petar Night, giovane turista inglese, che per la seconda volta, in due anni, è rimasto fuori i cancelli chiusi della città sepolta: «Due anni fa venni a Pompei con la mia fidanzata. Era l'estate del 2006 e, anche in quell'occasione, gli scavi aprirono in ritardo. Ma è sempre così?». E in verità il problema si ripete da più di un ventennio e va in scena almeno una volta ogni paio di mesi. Così anche gli operatori dell'indotto - ristoratori, gestori di parcheggi - protestano e propongono. «Privatizzare gli scavi» è la provocazione rilanciata dagli imprenditori che operano a ridosso della città sepolta. «Il privato - dicono in coro i ristoratori - il cui interesse sarebbe quello di far funzionare la propria azienda, riuscirebbe a stabilire delle regole ben precise e a farle rispettare. Non è concepibile che, per vertenze sindacali eterne, le nostre attività sono sottoposte a continui mancati incassi. Non dimentichiamo i danni d'immagine. Le figuracce che facciamo con il mondo intero allontanano sempre di più i turisti da Pompei». Grossi disagi si sono registrati, anche, fuori i siti archeologici di Ercolano, Oplontis, Stabia e il museo di Boscoreale che dipendono sempre dalla stessa supersoprintendenza di Napoli e Pompei.