La rivelazione grazie a una polaroid fornita all"Arciere" dalla banda sinti autrice del furto Sono stati custoditi per mesi in un garage a Saluzzo, in provincia di Cuneo, i preziosi mobili rubati alla Palazzina di Stupinigi. La conferma si è avuta ieri, nel corso del processo in cui sono coinvolti alcuni dei sinti arrestati anche per il furto, grazie allanalisi di una fotografia polaroid che limputato Adriano De Colombi avrebbe scattato per trattare con il maresciallo capo dei carabinieri Riccardo Ravera (soprannominato «Arciere») e con il sovrintendente Giuseppe Cavuoti. Grazie allelaborazione dellimmagine effettuata da un perito del dipartimento di informatica dellUniversità di Torino, Nello Balossino, è stato possibile contestare a De Colombi anche laccusa di estorsione: limputato aveva sempre sostenuto di avere avuto un ruolo di semplice intermediario nellinchiesta su Stupinigi. Il perito però è riuscito a comparare lo sfondo e il pavimento del garage con quello che compariva nella fotografia: si trattava proprio dello stesso luogo. Per questo motivo i pm Enrico Arnaldi di Balme e Andrea Padalino hanno contestato formalmente ad Adriano De Colombi il reato in concorso con il carabiniere e con il sovrintendente che erano stati arrestati (e ora scarcerati) nelle scorse settimane. Lanalisi della polaroid ha dunque permesso di sciogliere definitivamente uno degli ultimi dubbi sul furto del febbraio 2004 alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Gli inquirenti sospettavano che i ladri avessero stipato i pezzi in quel garage di Saluzzo, che era stato preso in affitto da un prestanome. La fotografia, che raffigurava alcuni dei mobili rubati, era stata presentata da Adriano De Colombi durante le trattative per permettere allOrdine Mauriziano (proprietario della Palazzina) di recuperare la refurtiva, ma limmagine sembrava a prima vista priva dei dettagli necessari per comprendere di quale luogo si trattasse. Il consulente Balossino, esaminando alcune macchie sullo sfondo, è invece riuscito a dimostrare che limmagine fu realizzata nel garage di Saluzzo che la banda dei sinti usava come base logistica. Secondo laccusa «Arciere» (difeso dallavvocato Loredana Gemelli) «a seguito del furto di beni preziosi nella Palazzina di Stupinigi, avvenuto fra il 18 e il 19 febbraio 2004, informava Decolombi Adriano e Decolombi Daniele dellesistenza di una ricompensa per il recupero dei mobili, pari a 500 mila euro. Successivamente, nel corso della trattativa, redigeva unannotazione di servizio in cui attestava falsamente che una fonte confidenziale aveva riferito che per il ritrovamento della merce gli attuali possessori avevano chiesto la somma di 500 mila euro». In pratica avrebbe offerto lui i soldi ai ladri, sostenendo che invece gli erano stati chiesti. «Per scoprire gli autori di quel furto "Arciere" aveva lavorato giorno e notte - aveva spiegato invece lavvocato difensore Loredana Gemelli - non ha intascato un euro e tutto quello che ha fatto laveva concordato con i suoi superiori». Il processo è stato rinviato al 14 luglio: la lista dei testimoni da ascoltare prevede un elenco di 50 persone.
PIEMONTE - Nascosti in un garage di Saluzzo i mobili trafugati a Stupinigi
Un'analisi di una fotografia polaroid ha permesso di sciogliere definitivamente il mistero del furto del 2004 alla Palazzina di Stupinigi. La fotografia, scattata da Adriano De Colombi, raffigurava alcuni dei mobili rubati e sembrava priva di dettagli per comprendere di quale luogo si trattasse. Tuttavia, grazie all'analisi di un perito, è stato possibile confrontare lo sfondo e il pavimento del garage dove i mobili erano stati nascosti con quelli della fotografia. Il perito ha rilevato che si trattava dello stesso luogo, confermando che De Colombi aveva un ruolo di intermediario nell'inchiesta.
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