LUCCA. Dopo due anni e mezzo d'incarico ad interim nella Soprintendenza delle province di Lucca e Massa-Carrara, lascia Bruno Santi. Con una scia di ringraziamenti, a partire dalle fondazioni bancarie che, con i vari contributi, da anni sopperiscono alla mancanza di fondi pubblici per la tutela del patrimonio storico, artistico e architettonico. Lunga la lista dei ringraziamenti da parte di Santi: il personale della soprintendenza che, pur con scarsi mezzi e difficoltà logistiche, «ha svolto con ineccepibile professionalità il proprio incarico, sia nella gestione dei musei statali (Palazzo Mansi e Villa Guinigi), sia nella cura del territorio»; il personale tecnico e amministrativo; il personale di sorveglianza. «Lascio quindi a chi mi sostituisce in questo incarico - prosegue Santi - una sede funzionale, ma con quelle carenze di strumenti operativi che non si debbono certo all'impegno dimostrato dal personale, ma alle difficoltà in cui si trova a operare tutta l'amministrazione di beni culturali in Italia». Comunque - evidenzia Santi, grazie alla collaborazione con gli uffici cultura di Comune e Provincia, alla collaborazione con l'arcidiocesi, con le prefetture, questure, comandi dei carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco si riesce ancora a proteggere il patrimonio artistico. Importante, in questo senso - insiste il sovrintendente - è la collaborazione con «gli uffici finanziari dello Stato, i suoi istituti culturali, come gli archivi e le biblioteche, che hanno e conservano gli strumenti indispensabili per la conoscenza e lo studio del patrimonio. Il patrimonio culturale è la più notevole risorsa del nostro paese: avrebbe perciò bisogno di maggiore attenzione da parte dei governi e di una solida struttura operativa degli uffici di tutela, perché ne possano continuare la conservazione. Le soprintendenze non possono certo sopperire con la passione e l'applicazione del proprio personale alle difficoltà logistiche e di organico, e soprattutto, a uno stillicidio di riforme (come in questi ultimi anni) che ne complicano obiettivamente la capacità di azione».