UDINE A 32 anni dal sisma - proprio oggi ricorre l'anniversario - si conclude l'iter per l'approvazione del progetto che porterà alla ricostruzione del castello di Colloredo di Monte Albano, uno dei più grandi del Friuli, che risale al 1302 e divenne celebre grazie alle opere di Stanislao e Ippolito Nievo. Per il complesso, in gran parte distrutto dalle scosse del terremoto del '76, la Regione ha messo a disposizione 22 milioni di euro che saranno impiegati a partire dal 2009 con la modalità della gara europea (chiusura dei cantieri prevista nel 2014). «La somma - spiega il sindaco di Colloredo, Ennio Benedetti - è importante, ma è possibile che risulti insufficiente. Siamo certi, in ogni caso, che la Regione Fvg sarà disponibile, in futuro, a stanziare ulteriori fondi. La ricostruzione del complesso, infatti, è fondamentale per restituire al Friuli uno dei suoi simboli più importanti». In origine di proprietà privata, il complesso è stato in parte acquistato, negli anni 80, dalla Comunità collinare. L'ente, poi beneficiario di un contributo per la sistemazione di quella porzione, si occupò del restauro, portato a compimento con successo. Ancor'oggi, infatti, la sede della Collinare rimane l'unica parte del castello perfettamente recuperata e da tempo utilizzata per le attività dell'ente. Qui si trovano uffici, area conferenze, spazi per mostre temporanee, la nuova scuola di polizia municipale e un giardino restituito al suo splendore sia nella muratura che nelle aiuole geometriche, fino agli affreschi campestri. Al termine della ricostruzione, un terzo dell'edificio sarà riaffidato al legittimo proprietario, in base alle volumetrie originali. Per il resto sarà la Regione a decidere sulla destinazione. La Torre dell'orologio ospiterà un allestimento permanente dedicato ai reperti archeologici rinvenuti a seguito della campagna di scavo eseguita dalla Soprintendenza nelle fondamenta. Tra i materiali venuti alla luce anche diverse ceramiche invetriate decorate già restaurate e un elevato numero di frammenti di vetro e terracotta che raccontano la storia antica del sito. Gli scavi sono visibili nella parti più basse del complesso per cui si pensa a una copertura in lastre di cristallo che consenta di rendere otticamente accessibili gli strati più profondi. In attesa dell'avvio del cantiere, un gruppo di speleologi ha riattivato il vecchio pozzo del cortile interno, profondo 30 metri, alimentato da una falda derivata dai corsi d'acqua dolce che lambiscono il territorio collinare.