La presenza degli stranieri senzatetto blocca l'avvio della progettazione. Il Comune: «Risolveremo» All'ex Macello esplode il caso-profughi. E la progettazione resta in stallo, in attesa che il Comune trovi una soluzione. «It's a big problem». Sì, è davvero un gran problema, proprio come dice Filmon, 24 anni, eritreo, che con altri ragazzi stranieri chiama "casa" un edificio abbandonato del complesso di via Sabbadini. Lì fino al 15 aprile scorso vivevano in undici, fra cui quattro richiedenti asilo. Oggi, come riferisce Filmon, ci stanno in «sette o otto» soprattutto etiopi ed eritrei ma anche sudanesi, che dormono e mangiano fra i sacchetti di immondizia, i topi, i cumuli di vestiti sporchi, in stanze con i buchi alle finestre tappati con coperte di recupero o in rifugi precari costruiti con i pannelli di vecchi allestimenti.Questa è la scena che ci siamo trovati davanti tre settimane fa ed è la stessa con cui, cinque giorni fa, hanno dovuto fare i conti i professionisti che hanno vinto la gara per la progettazione della ristrutturazione dell'ex Macello. «Il 30 aprile siamo andati a fare il sopralluogo, assieme ad alcuni tecnici comunali. Prima di avviare la progettazione, infatti, la legge impone che, sull'esistente, vengano fatti saggi strutturali, carotature e verifiche delle fondazioni: lavori che saranno assegnati ad una piccola impresa specializzata dall'Ufficio speciale di progetto. Ma quando siamo arrivati c'erano questi ragazzi stranieri accampati: uno giocava a pallone, un altro riposava, in un edificio c'erano dei letti e una stufa.... Abbiamo fatto un giro all'esterno e siamo tornati via: in queste condizioni è impossibile fare le indagini. L'area va liberata. Può anche esserci un problema di parassiti», spiega l'architetto Federico Marconi, del team di progettazione capitanato dallo studio Wehdorn di Vienna (che comprende anche lo studio Suraci di Udine, la società Simm e l'ingegner Daniela Gigante). E aggiunge: «Il 30 aprile io, di senzatetto, ne ho visti solo tre, ma una settimana prima l'ingegner Suraci (anche lui nel team di progettazionendr) ne ha trovati una ventina. I funzionari del Comune ci hanno assicurato che risolveranno la cosa: già alcuni degli stranieri sono stati sistemati altrove. Noi abbiamo chiesto la massima celerità. Bisogna trovare una soluzione nel più breve tempo possibile: abbiamo delle scadenze da rispettare». E non sono così lontane: le due fasi progettuali dovrebbero essere ultimate entro fine anno, Soprintendenza permettendo. Anche per il procuratore dei Wehdorn in Italia, Stefano Campetti la presenza di quei ragazzi stranieri al Macello è «un problema: non si può fare un sopralluogo e nemmeno delle indagini strutturali quando ci sono delle porte chiuse, con gente che dorme in mezzo alla sporcizia. E non si può partire con la progettazione se non vengono fatte queste indagini. Ma mi pare che il Comune si stia già muovendo per trovare una soluzione». Difatti, spiega Chiara Gallo, dirigente di Palazzo D'Aronco, «stiamo facendo un programma per rendere l'area agibile e per permettere i sopralluoghi. Alcuni stranieri sono già stati trasferiti». Quello che è un «big problem» per i progettisti, lo è anche per l'eritreo Filmon e per quelli che con lui vivono all'ex Macello. «Stiamo aspettando un'altra casa, ma per noi, che venivamo dal Cpt di Gradisca, sembra impossibile trovare una sistemazione in Friuli. Siamo tutti in regola con i documenti, non siamo criminali, ma non abbiamo un lavoro né soldi. Se ora ci cacciano, dove andiamo a dormire? Dove mangiamo? Dove ci possiamo lavare? It's a big problem. Speriamo che il nuovo sindaco ci aiuti».
NORD-EST: Ex Macello, scoppia il caso profughi
Il Comune di Udine sta lavorando per ristrutturare l'ex Macello, ma la presenza di senzatetto stranieri blocca l'avvio della progettazione. I ragazzi, in maggioranza etiopi ed eritrei, vivono in condizioni precarie in un edificio abbandonato. Il Comune ha assicurato di risolvere la situazione, ma i progettisti hanno bisogno di fare saggi strutturali e verifiche delle fondazioni prima di iniziare la progettazione. I senzatetto hanno chiesto celerità nella risoluzione del problema, poiché la progettazione dovrebbe essere ultimata entro fine anno. Alcuni stranieri sono già stati trasferiti, ma molti altri continuano a vivere in condizioni precarie.
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