Si fa (relativamente) presto a rubare dieci pale d'altare, dipinte tra il Cinque e il Settecento, da una chiesa, magari da quella di San Giusto a Volterra, come è successo nella notte del 9 aprile 2003; il problema è poi piazzarle presso medici, professionisti e industrialotti lombardi: amanti dell'arte, però con le abitazioni dai soffitti ormai troppo irrimediabilmente bassi per le tele da altare di qualche secolo fa. Ma una gang lombarda aveva trovato il sistema: un bravo restauratore in Valcamonica, a corto di lavoro e quindi pronto ad accettare una miseria, dieci milioni, per un mese passato a sgobbare giorno e notte, ed ecco che le pale diventano più piccole; magari, perdono un po' dei loro connotati religiosi; un Gesù Bambino è surrogato con un putto; San Francesco Saverio, con un monte.. «Mai visto cose del genere», dice Ferdinando Musella, il colonnello a capo del reparto operativo dei carabinieri che difendono il patrimonio artistico; «una Visitazione di Cosimo Daddi, buon artista fiorentino del '500, centinata, cioè con il bordo superiore rotondo, tagliata alla sommità: gli angeli del cielo venduti separatamente dal resto, ormai ridotto a dimensioni normali», dice il generale Ugo Zottin, che li comanda; «stavolta l'accusa è di riciclaggio: più facile da dimostrare, e punita più severamente della solita ricettazione», dice il sostituto procuratore di Milano, la dottoressa Mannella (e, incredibile, il sottosegretario Nicola Bono fa i complimenti «alla procura di Milano», che la Casa delle Libertà ha sempre tanto accusato di tutto). Una tela tagliata in basso: via la Santa distesa ai piedi del soldato che l'ha uccisa, mentre l'angioletto che le pone una corona in capo finisce in un altro dipinto: entro una cornice, al centro di una scena d'adorazione, al posto d'un Bambin Gesù di Praga, che difficilmente qualcuno avrebbe il coraggio di mettersi in casa. Così è, se vi pare, il mercato di certi "antiquari". I carabinieri sono partiti da due foto: dipinti offerti a uno di loro, che si fingeva compratore. Passo dopo passo, hanno ricostruito la storia, recuperato le tele, denunciato i responsabili. Però, anche la loro sorpresa, di "vecchie volpi" del mercato, è stata immensa: «Finora, al massimo riducevano le pale; non ne cambiavano certo i connotati, per venderle meglio». Così, hanno chiamato l'operazione Art attack : «Non deriva da attacco, ma dal nome di una colla». Il "taglia e incolla" dei pirati dell'arte. Il generale Zottin è giustamente felice, mentre sciorina le cifre di un anno: 1205 furti, «il 20 per cento in meno del 2002»; ben 479, però, in chiese troppo spesso incustodite, e 625 in abitazioni private. Soprattutto, «16.839 oggetti asportati, e 15.922 da noi recuperati, cioè 94,5 su cento; quasi un record»; tanti anche gli oggetti controllati: 63.616, ad indicare quanto i carabinieri tengano sotto controllo quella parte di mercato che è più sospettabile. Ad ascoltare, anche il parroco di San Bernardino a Orte: tre pale rubate nel 2002 e ritrovate dopo neppure un anno. «Almeno, non le avevano tagliate, né smontate e rimontate: sono rimaste come erano».
E delle pale si fanno palette
Nella notte del 9 aprile 2003, dieci pale d'altare del Cinque e Settecento furono rubate da una chiesa a Volterra. Le tele furono poi vendute a medici, professionisti e industrialotti lombardi, che le avevano acquistate per le loro abitazioni. Una gang lombarda aveva trovato il sistema di tagliare e incollare le tele per renderle più piccole e adatte alle loro abitazioni. I carabinieri hanno iniziato a indagare e hanno scoperto che le tele erano state vendute separatamente dagli angeli del cielo, che erano stati tagliati e ridotti a dimensioni normali. L'accusa è di riciclaggio, e i carabinieri hanno recuperato 15.922 oggetti, tra cui le tele rubate.
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