«Se l'Iraq riuscirà a recuperare le proprie opere d'arte, una volta raggiunta la stabilità, lo dovrà in gran parte ai nostri carabinieri». A dichiararlo è stato ieri il sottosegretario al ministero dei Beni culturali, Nicola Bono, durante la presentazione del bilancio annuale dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico. Quattro di loro hanno perso la vita nell'attentato di Nassirya. «Un contributo di assoluto rilievo al patrimonio artistico iracheno», ha sottolineato il sottosegretario, «che potrebbe rappresentare uno dei punti di forza per il rilancio economico del Paese». Un bottino di valore inestimabile quello recuperato dai nostri militari, per alcuni al prezzo della vita. Venticinque siti archeologici censiti in lraq, per un totale di 3.400 reperti recuperati al museo di Baghdad. Questo il consuntivo di circa sei mesi di indagini. In particolare, il lavoro degli investigatori italiani si è concentrato in due aree; quella di Nassirya e, appunto, quella di Baghdad. Proprio nella zona sotto il controllo del contingente italiano, i carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico hanno svolto un attento lavoro di vigilanza e ricognizione dei siti archeologici, ma anche di contrasto degli scavi abusivi. È anche stato addestrato del personale iracheno con compiti di vigilanza contro i predoni. Un modo di lavorare che, ha spiegato ieri il generale Ugo Zottin, si è rivelato vincente tanto che lo stesso capo dell'amministrazione americana in Iraq Paul Bremer ha ipotizzato di estendere il nostro modello a tutte le province dell'Iraq. Importante anche il lavoro svolto a Baghdad. Con opera certosina, i carabinieri, aiutati dagli archeologi locali, hanno censito tutto ciò che era presente nel museo di Baghdad prima dei saccheggi seguiti alla caduta dei regime di Saddam, e hanno riversato tutto il materiale su schede che sono state successivamente inserite nella banca dati del gruppo. Un'impresa che ha permesso di capire e documentare con certezza cosa è stato portato via e cosa era stato nascosto dagli stessi archeologi e che, invece, si pensava esser stato rubato. Un centinaio di reperti archeologici provenienti dai siti iracheni sono stati ritrovati nientemeno che in Sardegna nei mesi scorsi dai carabinieri addetti alla tutela del patrimonio artistico. Si tratta di un centinaio di tavolette cuneiformi risalenti al periodo assiro-babilonese. Questi oggetti, che non appartengono a quelli trafugati dal museo di Baghdad, venivano venduti a 1.200 euro l'uno da un libanese con passaporto italiano, che aveva contatti anche a Genova, e che li aveva a sua volta acquistati all'ingrosso, pagando 8 mila euro circa, da un gallerista iraniano residente a Londra. Percorso identico a molte opere scomparse dall'Iraq, interamente ricostruito dai carabinieri. Dalla Mesopotamia a Londra (vero e proprio centro di smistamento per l'Europa e gli Usa), passando per la Giordania. Per bloccare! uscita dall'Iraq è stata costituita a Lione una cellula speciale per il recupero dei beni d'arte (Ittf), composta da investigatori italiani, americani, inglesi, francesi e giordani. È grazie a questa task torce che è stato possibile ricostruire l'itinerario del patrimonio perduto. E in parte ritrovato.