Sono tutti allerta i trecento carabinieri addetti alla Tutela del Patrimonio culturale; lo sono ogni giorno dellanno. Quale rotta seguiranno le opere darte trafugate? Le forze dellordine del mondo intero devono tenersi in contatto, comunicarsi indizi, in una difesa comune dallassalto ai patrimoni artistici, divenuto dal Dopoguerra in poi uno dei reati più diffusi. Unazione di contrasto che da un decennio in Italia si è fatta molto più aggressiva, con aumento dei controlli a negozi e mercati di antiquariato e a privati, visione dei cataloghi di musei, gallerie e case dasta nonché delle vendite tramite pubblicazioni e Internet, sensibilizzazione sulla messa in sicurezza dei beni con efficaci sistemi di allarme, recupero dei reperti subacquei ad opera degli stessi carabinieri e altre attività di prevenzione come il sorvolo di siti censiti e no, che vengono setacciati anche dai carabinieri a cavallo, mentre le motovedette scandagliano il mare; tutti interventi che rendono sempre più difficile la vita a ladri, tombaroli e ricettatori e fanno moltiplicare i ritrovamenti di opere e oggetti trafugati. Così, spiega il colonnello Giovanni Pastore, da 12 anni vice-comandante di questo Reparto speciale dellArma. Ogni mattina nellex-convento a Trastevere dove esso ha sede affluiscono le notizie di furti e ritrovamenti avvenuti in tutto il globo. «Quotidianamente nei nostri computer compare lelenco di tutti i reati ai danni dellarte denunciati nellarco della giornata. Cè poi un sito internazionale dove tutti i Paesi possono segnalare sottrazioni e recuperi. Grazie agli accordi con Soprintendenze, musei, biblioteche, collezioni, archivi, istituti religiosi e così via, formiamo una vasta rete con cui tentiamo dinterporci ai traffici non leciti». La vostra «Banca Dati dei beni illecitamente sottratti», continuamente aggiornata, è un ulteriore aiuto in questa lotta? «Sì, anche perché la sua consultazione è stata resa più agevole. Vi può accedere chiunque, cliccando www.carabinieri.it e poi la voce "Banche Dati". Ogni cittadino può così essere informato sulle maggiori opere trafugate ed evitare dincorrere in un reato, acquistandole». Lei prima ha parlato di opere catalogate. Purtroppo siamo ancora ben lontani da un censimento completo, con relative fotografie, dei beni presenti sul territorio italiano, in particolare di quelli ecclesiastici. Questo favorisce i malfattori, impedendo di poter loro contestare il possesso illegale di un bene darte. Eppure sono proprio le chiese e gli istituti religiosi, insieme ai privati, i più presi di mira dai predatori, che non risparmiano nemmeno gli arredi liturgici. «Sebbene nel 2007 le cose siano andate un po meglio, con circa 150 furti in meno rispetto ai 548 del 2006, le chiese sono in effetti, in percentuale, il bersaglio preferito dei malfattori. Questa estrema vulnerabilità è dovuta alla loro frequente dislocazione in paesini e campagne e allassenza di allarmi efficienti. Lo stato dellinventariazione dei beni delle Diocesi, ancora in corso di completamento (ma la Diocesi di Brescia è stata battistrada, ndr), è un ostacolo in più per incastrare i colpevoli, perché solo quando abbiamo una riproduzione fotografica possiamo riconoscere con sicurezza unopera rubata,- anche se spesso abili falsari rendono irriconoscibili le tele, tagliandone o cancellandone parti o inserendovi elementi tolti da altri dipinti». Daltra parte un simile catalogo è unimpresa titanica, avendo a che fare con un patrimonio sterminato come quello italiano. «Già. Consideri che abbiamo 3.500 sedi espositive, tra pubbliche e private; 95.000 chiese; 1.500 monasteri; 20.000 castelli; 1.200 km di documenti darchivio; 6.000 siti archeologici; e innumerevoli ville, palazzi, biblioteche, complessi monumentali, oltre ai siti subacquei...». Quali le rotte più seguite dai beni trafugati? «Per lantiquariato il centro di primo smistamento è la Gran Bretagna, per larcheologia la Svizzera, da dove poi raggiungono per lo più Stati Uniti, Australia, Giappone». Quali le regioni più colpite dai furti nel 2007? «Lazio, Piemonte e Lombardia, con più di 100 casi. A seguire Toscana, Emilia Romagna, Campania e Sicilia, con più di 50». Ci sono beni trafugati che non sono mai più tornati allovile, come il Bambinello dellAra Coeli volatilizzatosi nel 94, carissimo alla devozione popolare delle donne romane. «Di recente abbiamo sperato di rinvenirlo addirittura in Argentina, ma si trattava di una copia. Anche del Ritratto di donna di Gustave Klimt, rubato alla Galleria Comunale di Piacenza nel 97, si è persa ogni traccia. Eppure è difficile vendere unopera del genere. Probabilmente è nelle mani di un collezionista». Gli scavi clandestini vanno a formare veri e propri tesori, come quelli scoperti a Ginevra e Basilea, o quello, favoloso, di Robin Symes, uno dei maggiori fornitori del Paul Getty Museum di Los Angeles, individuato da voi e da archeologi del Ministero in collaborazione con lInghilterra: l7mila reperti accumulati tra Londra, Ginevra e New York, per un valore di 165 milioni di . «Lattività dei tombaroli ha subito un fiero colpo con i recenti accordi siglati dal Ministero dei beni culturali e alcuni governi e grandi musei stranieri come il Princeton University Art, il Metropolitan di New York o il Getty, grazie ai quali decine di reperti scavati ed esportati clandestinamente dallItalia ci sono stati restituiti, in cambio di una nostra maggiore generosità nei prestiti. Una parte di questi reperti è stata visibile nei mesi scorsi in una mostra allestita al Quirinale, mentre lex-curator per larcheologia del Getty, Marion True, è ancora sotto processo a Roma per ricettazione di opere darte. Un successo che non sarebbe stato possibile senza i ventanni di caccia ai predatori da parte dei carabinieri e della Magistratura. Fra i capolavori recuperati, ora visibile a Palazzo Te di Mantova nella mostra "La forza del Bello", spicca lo splendido Vaso di Eufronio del V secolo a.C.: era stato acquistato a Cerveteri nel 1971 da un mercante darte per 80 milioni di lire. Simili illegalità ormai non dovrebbero essere più possibili».