I TURISTI bussano e la città non apre. A un imprevisto boom di presenze fa riscontro il prevedibile scenario dei disservizi. Con lancor più prevedibile teatrino dello scaricabarile. Tutti accusano tutti ma in realtà i quindicimila turisti rimasti con un palmo di naso davanti ai cancelli sbarrati di Pompei e quelli che hanno vissuto la stessa situazione ad Ercolano sono la cartina di tornasole di un pessimo stato di salute dellintero sistema turistico italiano, prima ancora che campano. Limmagine complessiva che la città offre di sé non è certo esaltante nonostante gli sforzi di alcuni musei. Quelli regionali, come Madre e Pan, erano aperti come pure Capodimonte e Palazzo Reale. Resta però limpressione complessiva, davvero deprimente, di unofferta turistico-culturale assolutamente inadeguata rispetto alle dimensioni della domanda attuale. E ancor meno rispetto a quelle della domanda potenziale. Qualcuno dirà che non ci si aspettava il pienone di questi giorni. Ma è altrettanto vero che unindustria turistica degna di questo nome non può farsi cogliere di sopresa, deve essere in grado di prevedere i flussi e le oscillazioni della domanda. È così che si fa mercato del turismo dei beni culturali, del tempo libero come di qualsiasi altro prodotto che si voglia vendere. Basta affidarsi a competenze specializzate in indagini di questo tipo. Anche perché i turisti il loro posto in albergo lo avranno pur prenotato almeno qualche giorno prima, non hanno mica invaso nottetempo la città ignara. I quindicimila visitatori andati inutilmente a Pompei e quelli delusi di Ercolano non erano tutti turisti fai da te. E possibile che gli albergatori, i tour operator non li abbiano intercettati, non li abbiano avvertiti? E per quale ragione? Disinformazione, diorganizzazione, negligenza, menefreghismo, scarico di responsabilità? Forse un po di tutto questo e anche altro. Ma la sensazione dominante è di una défaillance complessiva della macchina dellaccoglienza. Anche il Louvre chiude il Primo maggio, ma i turisti vanno altrove perché sono messi nelle condizioni di farlo. E sono i diversi operatori impegnati nel business turistico parigino che organizzano i movimenti. Ottimizzando le disponibilità, valorizzando al massimo quel che è aperto, informando i visitatori su come e dove andare per restare comunque soddisfatti. E per questo che, anche se il Louvre rimane chiuso e il metrò è fermo a lungo come è successo un paio danni fa, Parigi è sempre Parigi. Mentre Napoli rischia di rimanere sempre Napoli. Un lusso che non ci si può assolutamente consentire. Perché città come Parigi, Londra, Barcellona hanno turisti da vendere. Mentre noi ne abbiamo un bisogno assoluto. A costo di comprarli. E per raggiungere lobiettivo ciascuno deve fare molto più della sua parte. Lasciando perdere le geremiadi e i piagnistei che finiscono per gettare sale sulla ferita aperta. Non basta denunciare disservizi e mancanze altrui per essere dalla parte della ragione. Una regola aurea del marketing territoriale consiste nellesaltare quel che si ha, non nel richiamare lattenzione su quel che manca. Contribuendo così a peggiorare la reputazione già compromessa di Napoli. Che resta in ogni caso una miniera dalle potenzialità straordinarie. A condizione di saperle sfruttare. Per riuscirci bisogna imparare a fare sistema, a coordinare gli sforzi. Imprenditori, cittadini e istituzioni. Compresi i sindacati. Che devono capire come gli interessi dei lavoratori di oggi e di domani si difendano creando lavoro, dando prova di flessibilità, non difendendo rigidamente solo gli interessi di chi il lavoro lo ha già. Altrimenti si rischia di perdere il lavoro ma anche la solidarietà. E in momenti di affluenza straordinaria come quelli di questi giorni chiudere i battenti di Pompei è per tutti una perdita secca. Economica e dimmagine. Come mostra il boom di questo primo weekend di maggio, nonostante la spazzatura alla città si offre una sconda chance, persino in anticipo sulle previsioni. Approfittiamone e smettiamo di farci male da soli.