Volge al sereno il futuro della Biennale, ma paradossalmente sembra complicarsi ancor più la questione relativa alla direzione della Mostra cinematografica. Ieri la Commissione Cultura della Camera ha approvato quasi all'unanimità una serie di modifiche al decreto legislativo del ministro Urbani, che, a sua volta ha dichiarato di condividere il nuovo impianto, e pertanto il nuovo provvedimento potrebbe diventare rapidamente esecutivo, forse anche prima di lunedì prossimo, quando e convocata una riunione del consiglio d'amministrazione della Biennalecon all'ordine del giorno la nomina del direttore del settore cinema. In ogni caso anche se non saranno ancora decaduti, è improbabile che i membri dell'attuale cda decidano di procedere al rinnovo del mandato di Moritz De Hadeln, notoriamente poco gradito al ministro Urbani. Di fatto si sta verificando una situazione per molti versi analoga a quella già accaduta due anni fa, quando l'allora presidente uscente della Biennale, Paolo Baratta, avrebbe voluto confermare il mandato di Barbera, ma tutto fu bloccato dall'imminenza di nuove nomine nel cda. Ma in attesa di sciogliere il nodo cinema, per ciò che riguarda l'istituzione Biennale, la giornata di ieri ha di fatto stravolto il piano originariamente predisposto da Urbani. In una serie di rilievi, la Commissione Cultura della Camera ha deciso di cancellare la creazione della Consulta, formata dai rappresentanti di enti estranei alla Biennale (Cinecittà Holding, Scuola Nazionale di Cinema, Triennale di Milano, Quadrienale di Roma, Eti), che secondo il ministro dei Beni Culturali, avrebbe dovuto avere compiti di indirizzo. A rafforzare l'autonomia della Biennale scompare anche il vincolo di mandato per i componenti del cda e viene altresì soppressa la possibilità di interventi da parte del Ministero previsti dal comma 1 dell'articolo 17 che viene definitivamente cassato. Cancellata anche l'ipotesi di direzioni collegiali per i vari settori, con il ripristino di un direttore unico. Mentre per ciò che riguarda i componenti del cda, oltre alle nomine pubbliche, viene prevista la possibilità della designazione fino a tre rappresentanti da parte dei potenziali soci privati, qualora la loro partecipazione alla Fondazione Biennale sia pari o supcriore al 25. Proprio su quest'ultimo punto, all'interno della Commissione Cultura non c'è stata, contrariamente a tutto il resto, un'unanimità di voto fra mag gioranza ed opposizione. I rappresentanti del centro-sinistra avrebbero voluto limitare a due i membri privati nel futuro cda. «Sulla Biennale è il commento di Franca Chiaromonte, rappresentante dei Ds nella Commissione Cultura ha prevalso il buon senso, con il governo costretto ad una netta marcia indietro. Mi auguro che lo stesso avvenga presto anche per il decreto legge sul cinema; ci sono dei pareri unanimi di tutte le associazioni di categoria che chiedono sostanziali modifiche al testo presentato da Urbani. Mi auguro che anche in questo caso la maggioranza decida di tenerne conto».