Giusti: sogno qui un nuovo Rinascimento «Mi hanno raccontato che, a dispetto dei bombardamenti che l'hanno devastata, Livorno ha mantenuto l'identikit urbanistico rinascimentale della "città ideale". Ecco, è di questo che c'è bisogno: un nuovo Rinascimento». Non risparmia le suggestioni immaginifiche, il vescovo-architetto Simone Giusti. Non lo fa neanche mentre, davanti alla chiesa delle suore calasanziane, parla con i cronisti dopo la messa della Giornata delle comunicazioni sociali. Per provare che non è un bello slogan verdiglionesco-ecclesiale, mette l'accento su una intuizione-guida: puntare sull'educazione, anzi sull'università. Perché il motore d'un nuovo sviluppo non possono che essere «le idee e i cervelli». Come? «Puntando anche - dice Giusti - sull'"università del mare": spero che le facoltà universitarie dell'Accademia navale si aprano al territorio. Ne ho parlato al Tan con il capo di stato maggiore. C'è un sogno-simbolo sul quale sto trovando consensi: niente più cancellata fra Accademia e città». Ma al vescovo gli indicatori econometrici interessano fino a un certo punto: «E' ovvio che una ripresa economica risulta indispensabile per dare lavoro e reddito a tante famiglie. Comunque la città ha raggiunto un livello di benessere diffuso mai avuto: eppure ovunque si sente solo lamentazione e depressione. Mi dicono che perfino in tempi bui nei quartier popolari si sentiva la gente cantare, ora tutt'al più la fa da padrone il frastuono della tv». Il vescovo giura che esiste «l'antidoto al grigiore che opprime i cuori» e guarda a un "pil dell'anima" o almeno della felicità: «Non m'interessa il proselitismo da agit-prop, ma occorre un'epica per l'etica. Solo un grande sogno ti dà la forza per costruire un'etica della responsabilità».