Domani un incontro con gli specialisti per fare il punto sul futuro del sito, unico per dimensioni tra quelli attualmente noti nell'intero Nord Italia Arano e le sue 70 tombe: no ai localismi. Il futuro espositivo è in una rete che valorizzi il territorio Dopo l'approvazione di un milione e 200 mila euro a bilancio, è arrivato il momento di mostrare come saranno spesi questi soldi per il progetto di valorizzazione delle necropoli di Arano, che dalla scorsa primavera ha restituito, su un'area destinata a una lottizzazione, una settantina di sepolture dell'età del Bronzo Antico; l'unica, a ben vedere, di queste dimensioni che si conosca attualmente nel Nord Italia e che conserva anche tracce di una struttura megalitica dell'Età del Rame. Domani, alle 21, nella sala parrocchiale del capoluogo verrà dunque illustrato il progetto preliminare per la nuova musealizzazione del sito. Introdotti dal sindaco Giuseppe Trabucchi, interverranno con una descrizione tecnico-ambientale il progettista architetto Roberto Grigolon; Luciano Salzani, direttore archeologo del Nucleo operativo di Verona della Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto che illustrerà in tutti i dettagli la realtà della necropoli di Arano e la sua valenza, di unbubbio rilievo, per il già ricco patrimonio preistorico del Veneto. Seguiranno poi gli interventi di Giorgio Chelidonio, esperto di educazione ambientale, con un ventennale interesse per la proposta degli ecomusei, il quale proporrà proprio per la necropoli di Arano un futuro museale, come snodo di una rete di questo genere. E infine l'architetto Mariano Dal Forno, il presidente dell'associazione «Cellarius» che si è battuta fino dal principio per la conservazione e la valorizzazione della necropoli, per esporre delle riflessioni preliminari. «Dobbiamo evitare il rischio del solito piccolo "antiquarium" locale che si limita a una mera esposizione di reperti e non dà modo di leggere il territorio sul cui la scoperta è venuta alla luce», anticipa Giorgio Chelidonio. Niente spazio, dunque ai semplici localismi, ma una visione di insieme che valorizzi il contesto archelogico generale in cui il «caso Arano» si inserisce. «Musealizzazione e rete ecomuseale sono, attualmente, le due frontiere di valorizzazione del territorio che oggi danno i maggiori riscontri nei paesi dove sono state adottate, in particolare del Nord Europa. Diversamente da un museo, struttura che richiama la gente per un paio di ore al chiuso di un edificio, l'ecomuseo crea invece una rete che invita a soste prolungate anche di due o tre giorni perché valorizza la complessità dell'identità locale», spiega lo studioso, citando esempi che funzionano nel resto d'Europa, solo una settantina nella vicina Austria. In Italia ci sono già degli esempi significativi in Piemonte e nell'ecomuseo della Iudicaria in Trentino, che coinvolge il territorio di ben sette Comuni: dai resti archeologici di Fiavè, ai castelli di Tenno e Stenico, alle terme di Comano fino alle Dolomiti di Brenta. V.Z.
ILLASI. Un ecomuseo per la necropoli
Domani, nella sala parrocchiale di Arano, verrà illustrato il progetto preliminare per la nuova musealizzazione del sito. Il progetto, a bilancio di 1,2 milioni di euro, prevede una valorizzazione del territorio attraverso una rete di ecomusei. Il progettista architetto Roberto Grigolon e il direttore archeologo Luciano Salzani presenteranno il progetto, che include la conservazione e la valorizzazione delle 70 tombe dell'Età del Bronzo Antico. L'esperto di educazione ambientale Giorgio Chelidonio parlerà del ruolo dell'ecomuseo nella valorizzazione del territorio e dell'importanza di evitare la creazione di un "antiquarium" locale.
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