I dieci studi finalisti del concorso internazionale in mostra nella sala del Colonnato della Provincia. Mentre si attende l'ok da Roma per aprire il cantiere. Divella: «Altissimo il livello dei lavori. Presto un forum aperto alla cittadinanza» Niente polemiche; per Vincenzo Divella questo è il giorno della «trasparenza». Affidata a quei dieci pannelli, disposti lungo tre file, nella monumentale Sala del Colonnato, palazzo della Provincia, lungomare cittadino. Da oggi infatti - e fino al 27 maggio (tutti i giorni dalle 9 alle 19, domenica dalle 9 alle 13) - fra quelle architetture neomedievali saranno esposti i dieci progetti qualificati per la fase finale del concorso bandito lo scorso anno per la progettazione del nuovo Museo archeologico provinciale. Questo perché, nonostante la commissione presieduta dall'architetto Amerigo Restucci abbia già selezionato il vincitore, Divella si dice «fiero e convinto di aprire alla città tutte le progettualità», come del resto annunciato già in fase di presentazione del concorso. Una esposizione, incalza il presidente, che risponde al duplice intento di valorizzare le professionalità messe in campo e di consentire a studenti e cittadini qualunque di verificare «l'altissimo livello di tutti i progetti finalisti». Avviando d'altro canto un dibattito che sfocerà presto in un momento pubblico di confronto, «per verificare se il percorso intrapreso è condiviso». A partire dal decimo classificato, il primo offerto allo sguardo dei visitatori nell'allestimento realizzato per la Provincia dall'architetto Fanelli. E proseguendo via via con gli altri,presentati compiutamente su grandi pannelli sistemati fra le colonne marmoree, fino a farsi un idea delle tante, diverse soluzioni individuate per esterni e interni della struttura destinata a ospitare il nuovo Museo Archeologico, l'ex convento di Santa Scolastica, posto in cima alla muraglia che si oppone al mare, oggi custode di una parte dei reperti della vecchia struttura museale, chiusa per decreto ministeriale ormai quattordici anni fa. Fino ad arrivare all'ultima «schermata», riservata al progetto secondo classificato, che porta l'altisonante marchio di fabbrica di Gae Ardenti, e a quello vincitore, firmato dall'architetto bolognese Cesare Mari, capogruppo di una cordata che coinvolge numerosi altri professionisti (Paolo Capponcelli, Mauro Dalloca, Gian Marco Jacobitti, Elena Mazzini, Massimo Majowiecki, più l'archeologo Paolo Matthiae) con le consulenze di Lorenzo Braccesi, Giuseppe Mestrangelo, Elisabetta Franchi, Sebastiano Girardi, Giorgio e Gabriele Raffellini. Proprio intorno all'aggiudicatario del concorso le polemiche che Divella non intende fomentare. Con il suo «canocchiale» rosso, sorta di corridoio sopraelevato che percorrerebbe la struttura fino ad affacciarsi sul mare, in direzione del porto, Cesare Mari ha infatti scatenato le ire dei concorrenti (Aulenti in prima fila), ma anche di professionisti vari, non ultimo lo stesso presidente di commissione, Amerigo Restucci, che un paio di mesi fa dichiarava addirittura di non aver votato a favore di quello studio, «passato infatti a maggioranza», e di aver anzi «cercato di convincere gli altri membri della commissione a puntare su altri progetti». Una polemica che ancora oggi non si spegne, vieppiù alimentata da voci non ufficiali secondo le quali quel giudizio negativo sarebbe condiviso da Ruggero Martines, direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, cui la «pratica» è passata per il parere non vincolante, ma comunque decisivo preliminare all'invio del progetto a Roma, per la definitiva approvazione da parte della commissione ministeriale competente. Altre voci assicurano poi che quei disegni sono già in Via del Collegio Romano, accompagnati dalla relazione - discordante - di Martines. In Provincia, però, tutto questo resta chiacchiericcio di corridoio, e lo resterà fino a quando non sarà confermato da documenti cartacei che ne rendano conto: nessun atto formale è mai stato inviato infatti dalla Direzione Regionale, pur sollecitata più volte dal responsabile del procedimento, Mario Anastasia. Nel frattempo lui, l'architetto Mari - intervenuto alla presentazione della mostra insieme al compagno di cordata Paolo Capponcelli - mantiene calma e aplomb. Limitandosi a considerare «anomala» una procedura che prevede l'esame della direzione dei Beni culturali «su un progetto preliminare». Anomalia resa ancor più macroscopica se si considera che per rendere funzionale la struttura sono necessari ulteriori interventi, anche di ampliamento, che certamente «dovrebbero essere oggetto di valutazione attenta da parte della Soprintendenza». Dall'alto in basso, e da sinistra a destra, i progetti firmati da Gae Aulenti, Massimo Carmassi, Alberto Ferlenga, Anna Maria Indrio, Paolo Marconi, Franco Purini, Antonello Stella, Luca Zevi. Impossibile reperire immagini del progetto elaborato dal gruppo guidato da Jean Michel Wilmotte, fra i dieci finalisti Vincenzo Divella presidente della Provincia e grande sponsor della rinascita del Museo Archeologico fotografato ieri fra i pannelli della mostra allestita all'interno della Sala del Colonnato
BARI - Museo Archeologico Progetti in vetrina
I dieci studi finalisti del concorso per la progettazione del nuovo Museo archeologico provinciale sono stati esposti nella Sala del Colonnato della Provincia. Il presidente della Provincia, Vincenzo Divella, ha annunciato che l'esposizione sarà aperta alla cittadinanza fino al 27 maggio. I progetti sono stati selezionati dalla commissione presieduta dall'architetto Amerigo Restucci, ma Divella ha deciso di aprire l'esposizione a tutti i progetti finalisti, non solo al vincitore. L'esposizione include anche il progetto del secondo classificato, firmato da Gae Ardenti, e quello del vincitore, firmato da Cesare Mari.
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