Lettera al Comune: risarcimento da oggi. In Piazza con cartelli di protesta L'avvocato: cifre alte perché siamo in pieno «ponte» festivo. I negozianti di San Marco: prima un'alternativa VENEZIA - I venditori di grano presentano il conto. E che conto: 150 euro al giorno per ognuno dei titolari delle licenze, 300 per l'ambulante che ne ha due. E' il contenuto della lettera inviata ieri all'amministrazione dall'avvocato Maurizio Trevisan a nome dei suoi dodici assistiti. Dopo il consiglio di lunedì che ha deciso la strada dell'indennizzo, gli ambulanti si preparano alla protesta. Che parte proprio oggi: da questa mattina i 19 operatori di piazza San Marco saranno al loro posto di lavoro ma, come suggerito dal loro legale, terranno i banchetti chiusi. Al posto del grano, cartelli e striscioni contro la «disoccupazione imposta dall'alto». «Non abbiamo scelta - dicono i venditori - chissà quanto tempo passerà prima che si trovi una soluzione. Il Comune non ha soldi, né lavori: come vivremo?». L'ordinanza indica il 30 aprile come ultimo giorno di lavoro. «Danno la colpa a noi per i piccioni - dice Michele Zennaro, uno degli ambulanti - e la Soprintendenza dice che guadagniamo mille euro al giorno: sciocchez-ze!». «Che ci diano allora 1.200 euro per ogni giornata di lavoro mancata», ironizza un collega mentre distribuisce sacchetti a una comitiva di americani. «Ho chiesto 150 euro - dice Trevisan - perché il divieto di somministrare grano inizia proprio nel pieno di un "ponte" festivo, è un danno grave». Fosse stato novembre, lascia intendere l'avvocato, le cifre sarebbero state diverse. Persino ieri, con la pioggia battente, la piazza era carica di turisti che a ciclo continuo acquistavano i classici sacchetti per l'intramontabile foto con i piccioni appoggiati sul braccio e sullo sfondo San Marco. Sporchi? Spallucce. Ammalati? Altre spallucce. Persino le maestre di due classi elementari di Milano in gita non hanno rinunciato alla foto di gruppo con i bimbi «coperti» da colombi sulla testa e sulle braccia. E sì che ieri a San Marco l'odore del guano disciolto dalla pioggia non era un granché di biglietto da visita. I più solidali con i colleghi ambulanti sono i negozianti della piazza. «I piccioni sporcano troppo, l'odore è forte - ammette Silvia del negozio di vetri Martinuzzi - ma prima di revocare i permessi il Comune doveva dare loro un altro lavoro». Della stessa opinione nel negozio di tessuti Fabris. «Non potevano lasciare scadere le licenze?», dice il titolare. Ieri gli ambulanti hanno lavorato tutto il giorno. «Sono qui da 20 anni - racconta Giancarlo Varierà - prima c'era mia zia, la mia famiglia vive di quest'occupazione che non darà incassi da record ma è rispettabile». Ieri, giornata soft per la pioggia e l'attesa del «ponte», la media era di 10-15 buste di mais vendute all'ora (quanto registrato ieri in piazza tre le 12 e le 13) a un euro ciascuna: i 150 euro di indennizzo richiesti al Comune sono il guadagno medio quotidiano di una postazione, per cinque ore di lavoro (l'arco delle dieci ore è coperto da due turni). «Sono disperata -dice Albina Paganin, che arrotonda la pensione con 18 ore di lavoro in piazza a settimana - la licenza non è mia e da domani non lavoro più». «Le istituzioni si vergognino - attacca Piergiovanni Brunetta di Confesercenti - c'era tutto il tempo per arrivare a una soluzione, l'assessore al commercio si dimetta».