«È come chiudere la spiaggia di Viareggio a Ferragosto». Per il vice presidente di Confin-dustria Firenze con delega al marketing territoriale Riccar-do Zucconi la prospettiva che domani tutti i musei del capo-luogo toscano restino chiusi per la festività del primo maggio non sta né in cielo né in terra. «Si tratta di un ponte importante per il sistema turistico e commerciale della città, in un momento di particolare crisi -spiega Zucconi, che è anche imprenditore del settore alberghiero -. Fornire un motivo per orientarsi su altre destinazioni, considerato che Firenze sarà l'unica città d'arte italiana ad avere i musei chiusi, è francamente inaccettabile». Stop a tutte le strutture museali pubbliche (statali e comunali). Portoni serrati agli Uffizi, alla Galleria dell'Accademia, a Palazzo Pitti. Inaccessibile anche il Giardino di Boboli, che in passato era rimasto aperto per la festa dei lavoratori. I turisti, domani, dovranno accontentarsi di passeggiare sul Ponte Vecchio o in Piazza Duomo, sempre che la stagione sia clemente. Le uni-che strutture pubbli che visitabili saranno le tre ville medicee di Cerreto Guidi, Poggio a Caiano e Castello: molto belle, ma scomode da raggiungere. La questione ruota intorno al diritto dei dipendenti di godere delle feste comandate, che nel caso dei Beni culturali sono per decreto ministeriale tre all'anno (primo gennaio, primo maggio e 25 dicembre). La soprintendente del Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, ha provato a incentivare lo straordinario per la giornata di domani, ma le adesioni sono state modeste (circa 30 sui quasi 700 addetti del Polo), neppure sufficienti ad assicurare la sicurezza del Giardino di Boboli. «L'accordo nazionale prevede di affidare alla contrattazione locale questo genere di intese, che infatti qui a Firenze abbiamo raggiunto e applicato per Pasquetta e il 25 aprile - spiega Acidini -. Purtroppo per il primo maggio, che è una delle tre festività stabilite da Roma, non è stato possibile neppure trovare i 50 custodi indispensabili per aprire Boboli, e senza i requisiti di sicurezza il Giardino resta chiuso. Del resto - aggiunge la soprintendente - le leggi vanno rispettate e non vedo i motivi per cui dovremmo dimenticarci del valore simbolico della festa dei lavoratori». Antonio Natali, direttore degli Uffizi, è ancora più esplicito: «La Galleria è sempre stata chiusa il primo maggio, così come il 25 dicembre e il primo gennaio - sottolinea -. Capisco la bramosia di conoscenza dei turisti, ma ritengo che per tre giorni all'anno possano anche sopportare e avere pazienza. Abbiamo restaurato lo scalone lorenese in tre mesi senza perdere neppure un'ora di apertura - aggiunge - e se talvolta alcune sale restano inagibili è solo perché c'è una carenza di personale, compensata dall'impegno dei dipendenti». Ogni giorno il museo più antico del mondo, visitato da 1,5 milioni di turisti all'anno, avrebbe bisogno di almeno 130 custodi mentre Natali può contare al massimo su 80. «Domani gli Uffizi resteranno chiusi perché il personale vuole rispettare le festività indicate dal Ministero», sottolinea Giulietta Oberosler della Cgil fiorentina, che ricorda come nel 2000 l'orario d'apertura fosse solo al mattino (8-14) mentre oggi è continuato fino alle 19. Insomma, per gli addetti ai lavori non si può chiede-re più di tanto. Neppure appellandosi all'interesse generale.
A Firenze gli Uffizi vanno in ferie
Il primo maggio, Firenze sarà chiusa a tutti i musei, compresi gli Uffizi e la Galleria dell'Accademia. La decisione è stata presa per rispettare il diritto dei dipendenti di godere delle feste comandate. La soprintendente del Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, ha cercato di incentivare lo straordinario per la giornata di domani, ma le adesioni sono state modeste. I custodi necessari per aprire il Giardino di Boboli non sono stati trovati, quindi il Giardino rimarrà chiuso. Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, sostiene che la Galleria è sempre stata chiusa il primo maggio e che i dipendenti devono rispettare le festività indicate dal Ministero.
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