Ormai è ufficiale. A due giorni dalla tanto sospirata festa dei lavoratori, si chiude la lunga diatriba che ha coinvolto il Polo museale fiorentino. Firenze si aggiudica l'ultimo posto. Fanalino di coda in un'Italia che fa di tutto per garantire l'apertura dei suoi musei. La città del giglio no. Non si scompone e blinda pinacoteche e centri espositivi. Tutti ad eccezione delle ville di Cerreto Guidi, Poggio a Caiano e la Petraia. Bellissime, ma un po' scomode da raggiungere per i turisti che invaderanno il centro della città in cerca di qualcosa da vedere, da visitare, da scoprire. Più a portata di mano per quei fiorentini che vorranno concedersi una gita fuori porta. La decisione definitiva è stata presa ieri, durante un incontro tra la soprintendente al Polo museale fiorentino Cristina Acidini e i gruppi sindacali legati ai beni culturali. Gruppi spaccati tra chi era fermamente intenzionato a tenere chiuso e chi invece voleva rendere un servizio alla comunità, primi fra tutti gli aderenti al Con-sal-Unsa beni culturali. «La soprintendente Cristina Acidini e le Organizzazioni sindacali Uil, Cigl, Cisl e la Rsu, al termine della riunione straordinaria, convengono che non sussistono le condizioni di sicurezza necessarie per aprire le strutture del Polo museale ad esclusione delle Ville Medicee di Cerreto Guidi e Poggio a Caiano e della Villa Reale della Petraia», si legge nel resoconto dell'incontro di ieri, dal quale si evince anche la volontà di «garantire l'apertura straordinaria di alcune strutture museali di assoluto rilievo in occasione delle chiusure ordinarie coincidenti con il 2 giugno e l'8 dicembre 2008». Un problema di sicurezza determinata dal numero insufficiente di dipendenti disponibili a lavorare in un giorno festivo. Questo il motivo che ha impedito al giardino di Boboli di rimanere aperto, interrompendo una tradizione che durava ormai da dieci anni. «Mi vengono a dire spiega Learco Nencetti della Con-sal-Unsa beni culturali che non sussistono le condizioni di sicurezza necessarie, quando per il resto della settimana si apre tutto, di tutto, anche sotto i minimi». Nemmeno la comunicazione diffusa la scorsa settimana da Bruno de Santis, direttore generale del personale del ministero per i beni culturali nella quale si invitavano gli addetti ai lavori a fare di tutto per tenere i musei aperti è riuscita a far fare dietro front. Niente di fatto. In città non ci sarà nessun museo aperto. Serrate le gallerie del Polo insieme a tutti i musei comunali. Delle quattro soprintendenze speciali italiane le altre sono Roma, Venezia e Napoli Firenze è l'unica a lasciare i turisti a bocca asciutta, in balia di una città sprangata A Roma è aperta la Galleria Borghese, Palazzo Barberini, le Gallerie Spada e Corsini. Mentre, tra i centri espositivi esterni al Polo romano, impossibile non citare i musei Vaticani e la Cappella Sistina, chiusi per celebrare la festività dell'Ascensione. Il Polo museale veneziano prevede l'apertura di due musei su cinque: l'Archeologico e le Gallerie dell'Accademia. Anche a Napoli, considerata da tanti città pigra e sonnolenta, si sono dati da fare per dare la possibilità a cittadini e turisti di fare un salto al museo di Capodimonte e allo splendido parco che lo circonda. All'estero le situazioni variano da nazione a nazione. Da museo a museo. Facendo un giro tra le pinacoteche più celebri d'Europa, si scopre che chi durante questo lungo ponte partirà alla volta di Parigi farà bene a rimandare la visita alla Gioconda: il primo maggio il Louvre terrà chiusi i battenti. Stesso discorso vale per il Prado di Madrid. In compenso si potranno visitare la National Gallery di Londra e l'Hermitage di San Pietroburgo. Per gli inguaribili amanti dell'arte.