«Si sta, come d'autunno, sugli alberi, le foglie», bello il verso d'Ungaretti, buono per descrivere quella certa atmosfera che si respira nel mondo delle istituzioni culturali capitoline dopo l'elezione di Gianni Alemanno a sindaco. No, panico, no: però non sono poche le Cassandra che pronosticano teste in caduta libera. Lo stesso Alemanno getta insieme benzina e acqua sul fuoco: da una parte già vede e prevede Pasquale Squitieri alla testa di Cinema per Roma, la fondazione che gestisce la Festa del cinema; dall'altra tranquillizza i lavoratori delle municipalizzate, dicendo che tutto continua come prima, ma i Consigli di Amministrazione saranno sorvegliati speciali. La situazione nelle attività culturali romane è però piuttosto complessa, e non solo perché Walter Veltroni in questi anni ha puntato a creare grandi istituzioni plasmate con tale autorevolezza che i critici non hanno fatto mancare l'accusa di autoritarismo. In realtà si tratta di istituzioni molto diverse tra loro, con meccanismi societari che obbediscono a regole eterogenee. Si può a esempio pronosticare un rapido cambiamento dei vertici del Palaexpò, poiché si tratta di un'Azienda speciale alle dirette dipendenze dell'assessorato alla cultura del comune con un CdA che e decaduto quando si è dimesso il consiglio comunale. Il presidente Giorgio van Straten era rimasto come commissario straordinario in attesa della nuova giunta, e sarà molto difficile una sua riconferma. Stessa sorte sta toccando alle Biblioteche di Roma, che pure erano state gestite con grande sagacia. Dorme invece sonni tranquillissimi l'Accademia di Santa Cecilia, si tratta infatti dell'unica delle Fondazioni Lirico-sinfoniche -le maggiori istituzioni musicali italiane tra cui la Scala, il Maggio Fiorentino, il San Carlo e così via- che non ha il presidente- direttore artistico nominato da organismi politici, ma eletto dal suo consiglio Accademico. Una posizione di privilegio che più volte è stata attaccata con tentativi, politici, di cambiare lo statuto ceciliano, cui gli accademici hanno sempre risposto opponendosi con grande fermezza. Diverse sono le cose per il Teatro dell'Opera, Musica per Roma e Cinema per Roma, che hanno una situazione simile: si tratta di tre Fondazioni che hanno dunque altrettanti presidenti, e Cda che scadono nel 2011, ovvero nell'anno in cui sarebbe dovuto finire il mandato di sindaco di Veltroni se lo avesse portato a scadenza. Fino a quel momento la posizione delle dirigenze è formalmente inattaccabile, i Cda delle Fondazioni sono tra i più protetti dal Codice civile. Ancora diversa è la situazione di Zétema, una SpA specializzata nei servizi della cultura che gestisce i musei comunali. Il consiglio di amministrazione, nominato nel 2006 scade nel 2009.
ROMA - Aziende culturali, la destra sparge paura ma molti CdA sono in carica fino al 2011
Il sindaco Gianni Alemanno ha gettato insieme benzina e acqua sul fuoco, creando panico tra le istituzioni culturali di Roma. La situazione è complessa, con diverse fondazioni e aziende specializzate nella cultura che hanno presidenti e CdA che scadono nel 2011. La posizione delle dirigenze è formalmente inattaccabile, ma ci sono diverse istituzioni che potrebbero subire cambiamenti. L'Accademia di Santa Cecilia è una delle poche istituzioni musicali italiane che non ha il presidente-direttore artistico nominato da organismi politici, ma eletto dal suo consiglio Accademico. Le altre fondazioni e aziende specializzate nella cultura hanno situazioni simili, con presidenti e CdA che scadono nel 2011.
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