La denuncia Piattaforme in costruzione nel tratto di scogliera più vicino a Valdesi. Ambientalisti in allarme La società Ikebana autorizzata dalla Guardia costiera che però blocca la stradina daccesso Le associazioni ambientaliste si scagliano contro un nuovo stabilimento balneare allAddaura, nel tratto più vicino a Mondello. Sul lungomare Cristoforo Colombo, precisamente in via Cola Pesce allaltezza del civico 5244, la società Ikebana di Giuseppe Cusimano sta realizzando in questi giorni un circolo balneare: operai e ruspe sono in azione per montare piattaforme di legno che durante lestate ospiteranno sdraio e ombrelloni. Per Italia Nostra si tratta «di uno scempio paesaggistico senza precedenti». Piero Longo, membro del consiglio direttivo, chiama a raccolta le altre associazioni e si prepara a presentare un esposto. «Non si possono realizzare pedane sugli scogli - dice - è un abuso inaudito». Ma la società che sta realizzando lo stabilimento balneare ha ottenuto una regolare autorizzazione dalla Capitaneria di porto. Due giorni fa i militari della Guardia costiera hanno fatto un sopralluogo sul cantiere e hanno messo i sigilli. Limpresa, infatti, stava realizzando una strada di accesso al circolo più grande di quella prevista dal progetto. Le pedane invece sono in regola. I soci della Ikebana, quattro trentenni che è stato impossibile rintracciare, si sono presentati alla Capitaneria assicurando che si conformeranno a quanto prevede il progetto. Ieri il cantiere è rimasto chiuso, ma da lunedì dovrebbero ricominciare i lavori. Secondo il progetto, oltre alle pedane di legno che serviranno per sistemare sdraio e ombrelloni, sulla piattaforma ci saranno anche gli spogliatoi e un punto per il soccorso. «Non importa che ci sia o no unautorizzazione - attacca Longo - queste pedane comunque deturperanno la costa». «Mi sembra gravissimo che in un momento in cui si afferma che ogni Paese deve valorizzare le proprie risorse naturali, Palermo le mortifichi - aggiunge Renato Palazzo, anche lui di Italia Nostra - al di là del fatto che le pedane sono amovibili, a questo stabilimento balneare si accede da un varco abusivo sulla strada. Senza contare che proprio accanto alla piattaforma cè un casotto, pure questo abusivo e insanabile. Come si possono rilasciare autorizzazioni con queste premesse?». Alla denuncia si associa Emilio Arcuri, di Primavera siciliana: «Questo tratto di costa era uno dei pochi rimasti liberi, dove la gente poteva scendere con il telo in spalla e fare il bagno - dice - Perché dobbiamo privatizzare tutto?». Arcuri chiede che la casetta abusiva che sorge accanto alle piattaforme in costruzione non venga utilizzata: «Temo che lì la società possa realizzare qualcosa, i servizi per esempio». Più possibilista Alessandro Cilano, responsabile provinciale del sindacato balneari: «Non conosco questa nuova struttura, ma spesso le piattaforme, che stanno tre mesi per poi essere smontate, rendono fruibili pezzi di costa che invece sarebbero impraticabili perché gli scogli sono troppo appuntiti - dice - Limportante è che le società permettano a tutti di raggiungere il mare e di utilizzare i servizi primari: bisogna pagare solo per gli extra, come sdraio e ombrelloni. Noi vigileremo». sa. s.