ROMA - Non hanno più un soldo. Le casse dello Stato sono vuote. Per questo hanno attinto fondi anche dalle voci previste nella legge sul condono edilizio. L'hanno fatto approvando il comma 72 del primo maxi-emendamento alla Finanziaria votato lunedì scorso con la fiducia. Di fatto è stata svuotata ulteriormente la legge, fatta digerire, poco meno di un mese fa, dal governo a molti suoi ministri, compresi Matteoli e Urbani, con quella intestazione contraddittoria ma di effetto sicuro: «Riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica». Promesse di governo Che si trattasse di un condono tombale, il peggiore che si potesse modellare, era già chiaro a tutti. Ma ai Comuni era stata fatta la promessa di finanziamenti cospicui per non dover affrontare da soli la sciagura del condono. Avevano previsto, infatti, quattro fondi distinti per raggiungere il risultato: 500 milioni di euro. Erano, quella definizione e quei 500 milioni di euro, i puntelli su cui, in buona sostanza, si regge la farsa del condono edilizio. Bella fiducia Invece, lunedì scorso, con l'approvazione del primo dei tre maxi emendamenti sulla Legge Finanziaria, licenziato con il voto di fiducia, sono stati cancellati 300 milioni di euro. «In tal modo - sottolineano Wwf, Italia Nostra, Inu, Associazione Bianchi Bandinelli e Comitato per la Bellezza - i Comuni dovranno spendere per portare tutti i servizi alle costruzioni abusive condonate (entro 24 mesi scatta il silenzio-assenso) senza avere neppure un euro dal governo condonatore per dare un volto umano alle zone investite dall'edilizia illegale». Omnibus di scarico Si sta avverando, cioè, quello che i Comuni avevano più volte annunciato durante l'approvazione del decreto omnibus: «Oltre a sconvolgere e a mettere in discussione la stessa pianificazione urbanistica comunale, il nuovo condono edilizio scarica sui Comuni ogni possibile onere a tutto vantaggio di chi ha violato leggi, piani e regolamenti». Neanche gli spiccioli Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, commenta: «E' caduto anche l'ultimo velo: tagliati quei pochi spiccioli stanziati inizialmente per il recupero del territorio aggredito. La credibilità del governo si misura anche su questo. Le misure contenute nel primo maxi-emendamento sono il segno che non solo l'Italia subirà la piaga di un altro condono edilizio, ma anche che la maggioranza che ci governa ha rinunciato a ogni forma di lotta o contrasto all'abusivismo edilizio, nuovo o vecchio che sia». Un mese e puff: spariti. Non è passato neanche un mese da quando con dichiarazioni trionfalistiche il governo e i suoi ministri, più moltissime voci autorevoli della maggioranza stessa, raccontavano a piena voce che questo condono era una novità rispetto al passato perché si prevedevano fondi destinati alla riqualificazione delle aree degradate. Quello che c'era C'erano 10 milioni di euro per il 2004 destinati alla riqualificazione urbanistica, che sarebbero diventati 20 per il 2005; 20 per gli interventi di riqualificazione del territorio stanziati per il 2004, il doppio per l'anno successivo e per il 2006; idem per gli interventi di ripristino e riqualificazione delle aree paesaggistiche e dei beni culturali vincolati. Stessa cifra per il miglioramento, la tutela e la valorizzazione delle aree demaniali. I prezzi di Matteoli e Urbani Si chiedono le associazioni: «Cosa ne pensano il ministro dell'Ambiente, Matteoli, e il ministro dei Beni delle attività culturali, Urbani, che dei fondi per la riqualificazione avevano fatto l'argomento principale per dire sì alla nuova sanatoria?». Fabrizio Vigni, capogruppo Ds in commissione Ambiente alla Camera dice: «Adesso il condono è nudo: è caduta anche la foglia di fico della riqualificazione del territorio e dell'ambiente».
Promesse di governo: niente più fondi per digerire il condono
Il governo ha approvato il primo maxi-emendamento alla Finanziaria con il voto di fiducia, cancellando 300 milioni di euro destinati ai Comuni per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica. Ciò significa che i Comuni dovranno spendere per portare in regola le costruzioni abusive condonate senza avere fondi dal governo. Le associazioni hanno criticato il governo, affermando che il condono edilizio è un omibus di scarico che sconvolge la pianificazione urbanistica comunale e mette in discussione la stessa. Il governo è stato accusato di aver rinunciato a ogni forma di lotta o contrasto all'abusivismo edilizio.
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