È una delle più antiche chiese della zona, inaccessibile e abbandonata Gli appelli si rincorrono da anni. L'ultimo - ben due anni fa - arrivò dal Tirreno: salvate la più importante testimonianza architettonica di stile romanico di tutto il circondario, l'Abbazia millenaria di San Giusto al Pinone. Ma anche quello cadde nel vuoto. E così il complesso abbaziale al confine del comune di Capraia e Limite è in condizioni sempre peggiori. L'ultimo che vi officiato una funzione religiosa in "San Giustone" - come la chiamano qui - fu il parroco di Castra anni fa. Poi stop. Portale romanico. L'edificio, con pianta a croce latina, presenta una semplice facciata a capanna sulla quale si apre il portale d'ingresso, sormontato da un enorme blocco di arenaria che funge da architrave; costruita interamente in bozze di arenaria locale cavata sul luogo, sempre sulla facciata presenta, sopra al portale d'ingresso, un'elegante lunetta policroma realizzata in bozze di serpentino verde e in marmo bianco; al di sopra della lunetta si apre una bifora, scandita da una colonnina centrale lavorata in arenaria e sormontata dagli archi che richiamano la bicromia della lunetta. La campana dei pellegrini. La torre campanaria, possente e oggi inaccessibile, alloggiava in origine la "sperduta", la campana il cui suono era punto di riferimento per i pellegrini ed i viandanti sorpresi dal calar della notte nei boschi del Montalbano. Di eccezionale importanza la cripta di quest'abbazia; sulla chiesa originaria risalente al X secolo, la cui testimonianza principale è costituita proprio dalla cripta, venne edificata, poco dopo l'anno Mille, la chiesa attuale. La fondazione avvenne per mano dei monaci cluniacensi, che osservavano la regola benedettina "Ora et Labora", prega e lavora. Inaccessibile e abbandonata. Oggi però anche la cripta è inaccessibile. Da fuori si scorge, sbirciando attraverso alcune fessure nelle absidi, un degrado spaventoso. L'unica navata della chiesa superiore culmina nelle tre absidi semicircolari, perfettamente conservate nella loro impostazione originaria. L'abbazia era affiancata nel Medioevo da un monastero, del quale rimangono poche tracce nell'abitazione a fianco. Tetto crollato. L'edificio oggi versa in stato di totale abbandono, è chiuso e degradato. Il tetto della torre campanaria è crollato ormai da tempo, alcuni conci marmorei degli archi della bifora sono caduti a terra, segni evidenti di lesioni strutturali si osservano sulle fiancate della chiesa, il tetto appare in condizioni precarie. Una pericolosissima pianta sempreverde si è sviluppata sul tetto e sul fianco dal lato della torre, e presto, se nessuno interverrà causerà il crollo di qualche pregevole struttura. Anche alla base delle mura si sono sviluppati arbusti di ogni genere, che minano dalle fondamenta l'abbazia. Proprietà privata. La struttura è di proprietà privata, e divenne famosa qualche decina di anni fa per aver ospitato alcune produzioni cinematografiche. Da allora, l'oblio più assoluto. Dopo la nostra denuncia era apparso un cartellino su un pannello prospiciente la chiesa, recante la dicitura dal tono quanto mai beffardo "L'abbazia è in attesa di restauro". Poi, è scomparso anche quello. In tanti adesso si chiedono come mai gli organi preposti alla vigilanza e alla conservazione del nostro straordinario patrimonio architettonico e storico, le Soprintendenze competenti per essere chiari, non intervengono.
TOSCANA - LIMITE. L'abbazia crolla e la Sovrintendenza tace
L'Abbazia di San Giusto al Pinone è una delle più antiche chiese della zona, inaccessibile e abbandonata. Gli appelli si rincorrono da anni, ma l'ultima è caduta nel vuoto. La chiesa, con pianta a croce latina, presenta una facciata romanica con un portale d'ingresso e una lunetta policroma. La cripta è di eccezionale importanza e venne edificata poco dopo l'anno Mille. Oggi, la chiesa è in stato di totale abbandono, con un tetto crollato, muri danneggiati e una pianta sempreverde che mina la struttura. La proprietà è privata e non è stata oggetto di interventi di restauro.
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