Le grandi manovre contro i beni culturali e ambientali avanzano. In maniera confusa, ma avanzano. Tutte con un solo obiettivo: abbassare i livelli della tutela degli interessi collettivi favorendo i singoli. Chi pensava di far saltare alla Camera il meccanismo perverso del silenzioassenso alla vendita di beni culturali pubblici con un emendamento, magari trasversale, è stato parato. Con tre voti di fiducia su altrettanti maxi-emendamenti il governo blinda una Finanziaria largamente riscritta dopo lo stop di Casini sulle leggi prive di copertura, e impedisce qualsiasi miglioramento. La Finanziaria tornerà al Senato, ma con tempi strozzati. Quindi, per la prima volta nella nostra storia, palazzi, edifici storici pubblici (con quello che contengono) non saranno più invendibili dì per sé, salvo eccezioni. Essi - che erano nostri - diventano tutti vendibili a pochi, a meno che le Soprintendenze in 120 giorni (in realtà, proceduralmente, 30) non diano «motivato parere» contrario. Se taceranno, la vendita potrà essere automatica. Da notare: le Soprintendenze hanno pochi architetti, pagati poco più di mille euro al mese, gravati ognuno, già ora, di 5-7 pratiche al giorno. Su questo esercito sbrindellato della tutela si scaricheranno presto «bombe». L'abusivismo edilizio si è già riacceso in vista del maxi-condono previsto in Finanziaria. Fino a 3.000 metri cubi di nuova costruzione, una palazzina di tre piani. Con l'abusivo che ha così ragione sia del piano regolatore, sia dei vicini di casa che l'hanno rispettato. «A questo punto, il diritto urbanistico è morto», ha proclamato un grande esperto, Vincenzo Cerulli Irelli. E' in discussione al Senato, per ora in commissione, la legge delega al governo per il riordino dell'intera legislazione ambientale. La quale, oltre ad essere quasi senza paletti, prevede tutta una serie di squarci nella maglia della difesa ambientale. Il più clamoroso: il comma 32 all'unico articolo della legge con cui si depenalizza il reato di chi abbia commesso un abuso edilizio, il più bieco, in area protetta, cioè sull'Appia Antica o nel Parco dello Stelvio. Per cui, se con la legge sul condono (che pure è oscena) l'abusivo deve almeno pagare una multa, con questo emendamento alla delega sulla legislazione ambientale l'abusivo del Parco X del sito archeologico Y non commette più nemmeno un reato. Non è finita: è al Senato per un parere il nuovo Codice dei Beni Culturali voluto da Urbani che smonta in pratica la legge Galasso sui piani paesistici e che però non precederebbe la depenalizzazione. La quale potrebbe quindi essere approvata con una legge e subito dopo bocciata dal Codice. A meno che nel frattempo non peggiorino quest'ultimo. Come? Ma a colpi di decreto legislativo, senza voto delle Camere. E l'Italia sarebbe il Paese del Diritto? Del Diritto pubblico fatto di norme per lo più inderogabili, no. Non più.