Erano stati annunciati dal Governo come la vera novità del nuovo condono edilizio, che avrebbe sì premiato gli abusivi con la sanatoria, ma avrebbe anche avviato una nuova politica di risanamento delle aree abusive e degradate. Sono rimasti in vita, però, meno di tre mesi. Perché ora, con il comma 72 del primo maxiemendamento alla Finanziaria, i fondi destinati alla riqualificazione delle aree degradate dall'abusivismo vengono soppressi prima ancora di entrare in funzione. Dei cinque nuovi strumenti di intervento creati dall'articolo 32 del decreto legge 326, che avrebbero dovuto attivare un investimento di 400 milioni di euro nel triennio 2004-2006, ne resta in piedi uno solo che, per altro, non interviene direttamente sul fenomeno dell'abusivismo, né per prevenire, né per combattere: è, infatti, il fondo di cento milioni di euro per il piano di «interventi di messa in sicurezza del territorio nazionale dal dissesto idrogeologico». È gestito dal ministro dell'Ambiente, Altero Malleoli, che era stato anche il più convinto oppositore del condono. Cancellati, invece, tutti gli altri fondi. Anzitutto, quello da cento milioni assegnato al ministero delle Infrastrutture per l'ambizioso «programma nazionale di interventi, anche con la partecipazione di risorse private, rivolto alla riqualificazione di ambiti territoriali caratterizzati da consistente degrado economico e sociale, con riguardo ai fenomeni di abusivismo edilizio». Non è andata meglio al ministro dei Beni culturali. Giuliano Urbani, che si vede soppresso il fondo da 50 milioni per «l'esecuzione di interventi di ripristino e riqualificazione paesaggistica». Né salva i cento milioni di euro l'agenzia del Demanio, che pure dipende direttamente dal ministero dell'Economia. I fondi dovevano servire al «miglioramento, tutela e valorizzazione delle aree demaniali». Ma anche le Regioni pagheranno il prezzo alla scure del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Viene soppresso, infatti, il fondo da 50 milioni di euro che doveva «concorrere alla realizzazione delle politiche di riqualificazione urbanistica dei nuclei interessati dall'abusivismo edilizio». Stroncata sul nascere la composita politica di riqualificazione delle aree abusive a più voci, Tremonti ha però salvato le risorse per avviare una politica delle demolizioni degli immobili abusivi. Non è stata soppressa, infatti, l'autorizzazione data alla Cassa depositi e prestiti (articolo 32, comma 12, del DI 326) di utilizzare un fondo relativo da 50 milioni per fornire agli enti locali «anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di demolizione de-le opere abusive anche disposti dall'autorità giudiziaria e per le spese giudiziarie, tecniche e amministrative connesse».