Egregio direttore, in riferimento allarticolo di Marcello Veneziani su Libero del 19 aprile, che chiedeva come si muoverà il governo Berlusconi in materia di politiche culturali, vorrei evidenziare che siamo stati lunica forza politica a inserire nel programma elettorale punti qualificanti sulla cultura, come per esempio una legge quadro per lo spettacolo dal vivo che è attesa dalle categorie interessate da ben 60 anni. Il tema della cultura del futuro governo Berlusconi è quanto mai centrale nel dibattito politico attuale. Penso alla mobilitazione di importanti intellettuali, come Alain Elkann, e operatori della cultura che hanno organizzato innumerevoli incontri; penso anche alle tante iniziative, più prettamente politiche e istituzionali, come quelle organizzate dalla Fondazione "Fare Futuro" e dalla Fondazione "Magna Charta", da Gabriella Carlucci e dame stessa, relative alle tematiche della cultura e dello spettacolo. Da tutte queste iniziative sono emersi tre dati significativi. 1) I beni e le attività culturali rappresentano per il nostro Paese un patrimonio inestimabile, generatore di sviluppo e ricchezza, ancora fortemente sottoutilizzato. 2) Sono ancora troppo esigue le risorse pubbliche impiegate nel settore e scarso lapporto del privato. 3) Occorre avviare un processo di liberalizzazione della cultura riformando alla radice il ruolo dello Stato, spesso foriero di grandi sprechi e intollerabili ingiustizie. Ma andiamo con ordine. Sul primo punto tutti concordano che lItalia è il Paese con le bellezze paesaggistiche e architettoniche e i capolavori artistici e culturali più ammirati al mondo; eppure siamo al decimo posto in Europa per spesa pubblica nella cultura, con Paesi artisticamente meno "ricchi" del nostro che investono addirittura il quadruplo. Sui 2 miliardi di euro annui che investiamo in cultura abbiamo gli 8 miliardi e mezzo della Francia e della Germania e i 5 miliardi dellInghilterra. Come si spiega tutto questo? Qualcuno potrebbe rispondermi che siamo il Paese con il terzo debito del mondo e con la spesa pubblica della cultura più clientelare e improduttiva che ci sia. Io credo che siamo il Paese con le politiche della cultura meno liberali che esista e che il clientelismo e gli sprechi, frutto di una concezione statalista della cultura, siano una conseguenza di questo. La strada maestra che il governo dovrà intraprendere è quell a di avviare un processo di liberalizzazione del settore, aumentando lapporto e la presenza dei privati contro, però, qualsiasi logica di privatizzazione del nostro patrimonio culturale. Riguardo ai nostri beni culturali occorre, pur mantenendo la proprietà pubblica, delegare quanto più possibile la loro gestione ai privati, permettendo così di far ricadere sudi loro parte dei costi di conservazione, manutenzione, restauro e utilizzo di tali "inesauribili" beni, in virtù di tiri accordo di partnership. Lo stesso privato andrebbe incentivato a investire nelle attività culturali con politiche mirate di taxsheltere taxcredi t, così come è già stato previsto per il settore cinematografico. É vero che gli sgravi fiscali ei crediti di imposta comportano comunque dei costi per lo Stato, appunto peri mancati introiti, ma questi verrebbero ampiamente recuperati con gli aumenti degli investimenti, e quindi della produzione, che i vari settori avrebbero; senza trascurare i vantaggi di un investimento della cultura non più vincolata dalla discrezionalità politica. Chiaramente un intervento "politico" sulla cultura dovrà comunque essere necessario laddove occorre intervenire per garantire più opportunità formative e professionali alle nuove generazioni di artisti e maggiore accesso e fruizione sociale e territoriale della cultura. Finalmente lesito elettorale ha evidenziato come il PdL non parla solo al mondo dellimprenditoria, delle partite Iva o della casalinga "mediasetizzata", ma anche a quel ceto medio intellettuale che ci guarda con sempre più simpatia. E questo è certamente dovuto alla rivoluzione culturale fatta dal presidente Berlusconi, di cui parla Sandro Bondi su Libero del 20 aprile. Per questo credo che non dobbiamo deluderli efare della cultura il centro della nostra proposta di cambiamento dellItalia. Deputata del PdL
BENI CULTURALI - Il PdL delegherà ai privati la gestione dei beni artistici
Un deputata del PdL ha scritto un articolo in cui chiede come il governo Berlusconi intenda affrontare le politiche culturali. La deputata sostiene che la cultura è un patrimonio inestimabile per l'Italia, ma che le risorse pubbliche impiegate nel settore sono troppo esigue e che il ruolo dello Stato nella cultura è troppo forte. Propone di avviare un processo di liberalizzazione della cultura, aumentando l'impiego dei privati e incentivando gli investimenti nel settore. La deputata sostiene che questo avrebbe benefici per l'economia e la società, e che il PdL dovrebbe fare della cultura un centro della sua proposta di cambiamento.
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