La nuova legge sul «segreto di Stato» introduce una disciplina assai blanda (un vincolo di 15 anni, per motivate ragioni rinnovabile). Più severo invero larticolo 122 del Codice dei beni culturali che prevede 5o anni per la consultazione di documenti ritenuti "riservati", in quanto «relativi alla politica estera o interna dello Stato» (i dati sensibili, cioè relativi a persone, sono poi di 40 anni e arrivano a 70 per la salute, vita sessuale e familiare). Termini derogabili con il parere di una commissione istituita presso il ministero dellInterno. La discrasia trade due normative è evidente e cè chi parla di renderle omogenee. LItalia diverrebbe apparentemente il Paese più liberale del mondo quanto ai segreti di Stato, non a caso è il Paese di Pulcinella. Nel frattempo gli interrogativi restano. Ad esempio per le carte Moro il sottosegretario Micheli ha annunziato una direttiva ad hoc per il 9 maggio, data dellassassinio dello statista democristiano, ma sembra tentennare. Si sono conservate carte di intelligence presso le Commissioni parlamentari, sulle quali le pressioni per tenerle coperte debbono essere molte, e lArchivio del Senato, che ha fatto un ottimo lavoro di classificazione e si appresterebbe a metterle online per quella data, fino a ieri sembrava non sapere che fare. A scorrere la legge, limpressione è che essa regoli in materia di «segreto» il rapporto trala magistratura (che non va in archivio, ma ha il potere di chiedere direttamente alle amministrazioni) e gli altri organi dello Stato. Che ci siano studiosi, giornalisti, più in generale cittadini che vogliano sapere, questa è lultima delle preoccupazioni. Si legge, a introduzione del piano decennale varato nel 1996 dai National Archives (Nara) di Washington, che «essi consentono ai cittadini di ispezionare ciò che il Governo ha fatto; ai pubblici funzionari e alle agenzie di riesaminare le loro azioni, aiuta i cittadini a controllare la loro trasparenza... La Nara assicura al cittadino, al funzionario pubblico, al Presidente, al Congresso e alle Corti il rapido accesso alle prove essenziali». Questo principio (di eguaglianza), senza il quale una democrazia manca di un essenziale presupposto, è pressoché assente nel comportamento della nostra classe politica e burocrazia di Stato. Il problema principale non è la disciplina del segreto sui documenti che tutti i Paesi contemplano. In Italia gli archivi materialmente non custodiscono quello che dovrebbero, perché le amministrazioni versano le carte solo parzialmente, se non per niente, e quando le versano non sono in condizioni di essere subito consultate, ma trattate come cartaccia. Fino al fascismo, e ancora per i primi anni della Repubblica non è stato così. Il fascismo, ad esempio, secretava ma conservava. Dopo il1953 è unvero disastro. Anche larchivio del ministero degli Esteri è una gruviera, tanto che, se si vuole dare una tesi di dottorato bisogna andare a Parigi, Londra, Washington. LArchivio centrale dello Stato ha un servizio per il pubblico ottimo, peccato che le amministrazioni, segnatamente gli Interni ma anche altre, hanno versato assai poco. Per la presidenza del Consiglio nel 2004 il Governo deliberò di costituire un archivio a parte, direttiva ora soppressa, che invero era una menomazione funzionale dellArchivio centrale dello Stato. Il fatto positivo fu che si incominciò a lavorare a depositi, spesso umidi e disadatti, classificando documenti, alcuni dei quali risalgono al primo governo Bonomi, prova dei buchi enormi dellArchivio di Stato. Non parliamo delle carte dei servizi di intelligence. Negli Stati Uniti, ad esempio, questi servizi, come altre amministrazioni, versano parte dei loro documenti, con la clausola "classificati", cioè non consultabili. Periodicamente poi procedono alla declassificazione di parte di essi. È un esercizio del segreto di Stato di cui le amministrazioni sono costantemente responsabili. Qui da noi tutto è semplificato e i servizi, nonché le amministrazioni centrali, sono archivisticamente off limit. Donde il problema di Camera e Senato, che custodiscono documenti delle Commissioni parlamentari di questa origine. La questione è che in Italia esistono gli archivi, ma non viene esercitatala funzione archivistica dello Stato, che a riguardo si è trasformato nella «caverna di Alì Baba».
BENI CULTURALI - Gli archivi gruviera
La legge sul segreto di Stato introduce una disciplina assai blanda, con un vincolo di 15 anni per motivi rinnovabili. Larticolo 122 del Codice dei beni culturali prevede 5 anni per la consultazione di documenti relativi alla politica estera o interna dello Stato. La legge è stata criticata per la sua mancanza di omogeneità con altre normative. Gli archivi materiali non custodiscono documenti ritenuti "riservati", e le amministrazioni versano solo parzialmente le carte. Larchivio del ministero degli Esteri è una gruviera, e le amministrazioni hanno versato poco.
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