Se ci fosse un narratore - uno di quelli bravi - a districarsi tra documenti, dichiarazioni, fantasie, pretese, accuse e personaggi ben delineati, saprebbe ricavarne un romanzo avvincente. La storia delle Carte Vasari, infatti, assume le tinte ora del giallo, ora del racconto storico, ora dellintrigo giudiziario: chissà mai che qualcuno ne sappia anche trarre una morale da conte philosophique. Ma poiché, invece, ci si muove nellinsidioso territorio della cronaca è bene essere precisi. LArchivio Vasari è un unicum al mondo: un patrimonio di valore inestimabile che raccoglie, in 31 unità ma sono 34 secondo la proprietà, che si avvale di una descrizione dei ministero risalente al 1996 - una serie impressionante e preziosissima di documenti: manoscritti dello stesso Vasari e della sua famiglia e, soprattutto, corrispondenze che con Vasari ebbe il fior fiore dellélite dellepoca: Annibal Caro, Pietro Aretino, Vincenzo Borghini, Cosimo I de Medici, il principe Francesco I... Ma il surplus è dato dalle 17 lettere autografe di Michelangelo allamico Giorgio: alcune contengono tre dei sonetti michelangioleschi e tre disegni originali. Da sole avrebbero unvalore di mercato stellare. Bene. Larchivio è di proprietà privata: appartiene, per via ereditaria, a Giovanni Festari, la cui legittimità è stata sancita da una serie di sentenze. A lui è arrivato dalla famiglia Rasponi-Spinelli (notabili fiorentini giàtesorieri pontifici) che lo deteneva dal 1687. È conservato, dal 1921, presso la Casa Vasari di Arezzo - dapprima con un deposito perpetuo, poi però annullato - e su di esso pesano vincoli di pertinenza (cioè è legato a quel luogo) enotifiche. Ma non basta: perché larchivio è stato formalmente restituito al Festari nel 2005, in seguito a una causa con il Comune di Arezzo. Formalmente e non di fatto perde poco prima che venisse riconsegnato è stato pignorato da una banca, che vanta crediti nei confronti del Festari. Di più: attualmente larchivio è in procinto di essere venduto: il giudice dellesecuzione del Tribunale di Arezzo ha dato mandato alla casa daste Bloomsbury Auctions di Roma di cederlo al miglior offerente, sulla base di un valore di 2,5 milioni di euro. Termine, virtuale, il 10 giugno prossimo. Il proprietario non ci sta e sta compiendo una serie di azioni per impedire la vendita del bene, almeno a queste condizioni. «La valutazione della casa daste è per lo meno opinabile - ci dice Festari - e, a parere mio e dei miei legali, lo stesso pignoramento è un atto illecito, per il quale richiederò un risarcimento. E anche il vincolo di inamovibilità per noi non è valido e ho già denunciato la cosa». Il perito di parte della famiglia Festari, Duilio Contin, ha esaminato le carte con lemozione dellappassionato e la competenza del bibliologo e stimato il valore dellarchivio in alcune decine di milioni di euro («pur variando tale stima in considerazione dei vincoli», dice prudente); il direttore di Bloomsbury, Fabio Massimo Bertolo - dubbioso su stime che non tengano conto degli specifici obblighi ministeriali di conservare comunque il bene presso la Casa Vasari-rivela che il mandato a vendere sarà molto probabilmente prorogato. «Abbiamo ricevuto la manifestazione dinteresse da parte del Ministero, che ha diritto di prelazione sullacquisto» (già il ministro Rutelli si era interessato alla vicenda). In via nonufficiale avrebbe chiesto informazioni sul prezzo dasta anche unaltra cordata di investitori. «Siamo contrarissimi - dice Festari -. E poi consideriamo nulli i vincoli ministeriali, che presentano vizi formali, anche se sono valide le notifiche di "notevole interesse storico". Andremo avanti con le nostre denunce penali. Io subiscouna violenza di Stato, che vuole appropriarsi di questo bene senza pagarlo». E minaccia azioni clamorose: «Fra poco tempo io e i miei figli andremo a Casa Vasari per riprendercelo». A quanto pare Festari sta organizzando anche, tramite una banca, unasta privata internazionale sullarchivio. «Oltretutto - rincara la dose Festari - molte carte sono degradate per via dellumidità o mangiate dai topi». Su questo punto non sente ragioni Paola Benigni, ex soprintendente archivistica a Firenze (è pensionata dal 2007), che però continuerà a occuparsi, su incarico della Direzione generale, della questione in collaborazione con la Sovrintendenza toscana. «I materiali sono in buono stato, custoditi in due cassaforti, appositamente acquistare. Anzi: abbiamo varato un piano di restauro delle legature e delle carte. Non è vero poi che mancano documenti, come afferma Festari, e possiamo provarlo». «La mancanza e il degrado dei documenti sono già stati accertarti dai giudici - ribatte Festari -. E richiederò il risarcimento che mi spetta al Comune di Arezzo». La distanza tra le parti è evidente. Per la verità tre faldoni dellarchivio vasariano a Casa Vasari non sono mai arrivati: da casa Spinelli si sono trasferiti, non si sa bene come, negli anni Ottanta, direttamente in America. Sono oggi allUniversità di Yale che li avrebbe acquistati da un ignoto antiquario svizzero. La circostanza si collegherebbe con il furto, avvenuto nel 1980, nella villa di Murlo della famiglia Spinelli e su questo punto insiste la proprietà: «Cè stato smembramento e per questo motivo ilgiudice ha sospesola vendita». «Sarebbe bene che lo Stato acquisisse larchivio conclude la Benigni -. Certo: è una questione di prezzo». E soltanto su questo punto pare che tutti i personaggi della vicenda ciascuno con la propria verità - siano daccordo: se il giudice dellesecuzione dovesse dar luogo allordinanza di vendita ci avvieremmo verso il finale. Cè da sperare che non sia questa lunica morale della favola. Un archivio serve se è vivo, lo si consulta, lo si usa, lo si vede; meno utile è se produce solo altri documenti, carte bollate, impugnazioni. Ma si sa: dove cè un tesoro, cè anche una storia. E non è detto che sia a lieto fine per tutti.
VASARI SI GIOCA LE CARTE
Larchivio Vasari, un patrimonio storico di valore inestimabile, è in pericolo di essere venduto. Larchivio appartiene alla famiglia Rasponi-Spinelli, che lo deteneva dal 1687, e successivamente è stato formalmente restituito al proprietario, Giovanni Festari, nel 2005. Tuttavia, il Comune di Arezzo ha pignorato larchivio, che è stato poi venduto a una banca, che lo sta vendendo a un acquirente di 2,5 milioni di euro. Il proprietario, Giovanni Festari, sta compiendo azioni per impedire la vendita, affermando che il pignoramento è un atto illecito e che il vincolo di inamovibilità non è valido.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo