Continua il dramma delle precarie invisibili dello Stato. Qualche settimana fa avevo raccontato la storia di un gruppo di bibliotecarie romane in attesa di licenziamento. Ora altre donne mi hanno scritto da Bari. Sono professioniste precarie presso il Ministero per i beni e le attività culturali, provviste dal 2004 di contratti di collaborazione che si susseguono nel tempo, senza alcuna garanzia di continuità. Prestano la loro opera presso lUfficio Programmazione, Lavori Pubblici e Gestione delle Risorse Finanziarie. Sono dodici persone e quattro sono «precarie». Che fanno? Forniscono convenzioni per affidamenti dincarichi e contratti dappalto, par tecipano allavanzamento di tutte le procedure necessarie alla gestione degli appalti dei beni culturali in Puglia. E così passano dal supporto operativo, allindizione delle gare, fino alla gestione della contabilità, mantenendo i contatti con le imprese appaltatrici, con i professionisti incaricati di curare alcune fasi progettuali, con i tecnici ellAmministrazione. Non sono lavori facili. Sono giunti a quel posto in base a una procedura selettiva nazionale, curata direttamente dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sulla base di titoli e colloqui. Qualcuna anche dopo lo stage di un anno. Molti i requisiti richiesti tra cui una laurea adeguata. Nonché una conoscenza adeguata non solo delle normative e procedure nazionali in materia di progetti di sviluppo legati al settore, ma anche di quelle europee strettamente connesse alla gestione dei Fondi Strutturali dellUnione Europea. Con un stipendio non superiore ai 1100 Euro al mese, e con contratti che non arrivano mai alle 12 mensilità. Avevano sperato di approdare al posto fisso leggendo le nuove disposizioni della Finanziaria 2008. Avevano così inoltrato formale «istanza di stabilizzazione» al Ministero. Senza però ottenere risposta. A detta dei sindacati la stessa Direzione del Personale presso la sede centrale del Ministero avrebbe dichiarato di disconoscere la loro esistenza. Donne invisibili, dunque. Questo perché i loro contratti sono stati stipulati nelle diverse sedi periferiche del ministero: è il pretesto che serve allo Stato per lavarsene le mani. Una condizione non dissimile da quella già narrata delle bibliotecarie romane. Varie testimonianze di tale disagio si possono ritrovare sul sito http:www.biblioatipici.it. Qui un gruppo di precari ha pubblicato un appello che spiega bene la condizione di questi lavoratori delle biblioteche ma anche di altri occupati nelle aziende della cultura italiana. Raccontano tra laltro: «La nostra figura risulta schiacciata tra la richiesta di alta professionalità e il mancato riconoscimento di una pari dignità contrattuale, tra la richiesta di risultati qualitativamente alti e una valutazione del lavoro che privilegia la mera quantità. Eppure, il nostro contributo potrebbe essere fondamentale per lo sviluppo dellinformatizzazione e della digitalizzazione delle risorse documentarie, vistosamente in ritardo rispetto alle esigenze dellutenza e ai risultati raggiunti dalle biblioteche europee». E concludono: «Lo stato attuale delle cose è diventato per noi insostenibile. Chiediamo dunque a tutto il mondo della cultura e a chiunque sia sensibile alla valorizzazione del patrimonio librario italiano di sottoscrivere questo nostro documento, affinché assieme alle nostre figure venga riconsiderata e rivalutata la realtà delle biblioteche». Qualcuno li ascolterà? http:llugolini.blogspot.com
MINISTERO - Le precarie invisibili dello stato
Un gruppo di donne lavoratrici presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali di Bari, in Puglia, si sono rivolte a un giornalista per parlare delle loro precarie condizioni di lavoro. Sono state assunte come professioniste di collaborazione dal 2004, ma non hanno mai ottenuto un contratto di lavoro stabile. Forniscono servizi come la gestione degli appalti dei beni culturali, la contabilità e il supporto operativo. Le donne hanno sottolineato che il loro lavoro è difficile e che non sono riconosciute come lavoratrici qualificate. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha dichiarato di disconoscere la loro esistenza, utilizzando come pretesto la gestione dei contratti nelle sedi periferiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo