"E' indispensabile riformare le istituzioni" Il neo deputato del Pdl all'Adnkronos: per i Beni culturali "è venuto il mondo di invertire la rotta chiamando a cooperare per la loro gestione le personalità migliori". Una Costituente per rifondare l'italia". L'italianità "non è soltanto una parola, riappropriamoci del nostro destino" "La prima, vera rivoluzione da fare è quella di riappropriarci del nostro destino, consapevoli di ciò che siamo". Ne è convinto Gennaro Malgieri (nella foto), che alla vigilia della XVI Legislatura che si apre martedì, in un'intervista all'ADNKRONOS rimarca il bisogno di coniugare politica e socialità per rifondare il Paese. Intellettuale tenacemente sannita, penna acuta che ha raccontato e molte volte anticipato i destini della Destra italiana, dopo la parentesi da Consigliere di amministrazione della Rai ora Malgieri si prepara a tornare in Parlamento. Eletto in Campania nelle fila del Pdl, l'ex direttore del 'Secolo d'Italia' e de 'L'Indipendente', autore di numerosi saggi di politica e fondatore della Rivista 'Percorsi' di cui è direttore da undici anni, da sempre Malgieri fa della cultura una priorità per rilanciare il Paese. Proprio su questo terreno, al suo terzo mandato a Montecitorio, il deputato del Popolo della Libertà assicura che si batterà in modo particolare per veder nascere, attraverso un "dialogo necessario" tra le forze politiche un'Assemblea Costituente che riscriva non solo le regole della democrazia ma vada anche a riposizionare in chiave centrale l'identità italiana nel Mediterraneo delle lettere e delle genti. La scommessa è alta: riportare nell'agenda del Palazzo e al centro dell'azione del nuovo governo il bisogno di una politica di pensieri forti e di azioni concrete, capace di far ritrovare agli italiani "le ragioni di un sentire comune". Continuano le adesioni per il manifesto di Alain Elkann (erano 850 al 21 aprile scorso) 'Italia, Paese della cultura e della bellezza'. In un'intervista, lo stesso giornalista e scrittore sosteneva che "la Torre di Pisa non è di destra né di sinistra". Lei è uno dei sostenitori di questa petizione che riporta in primo piano l'arte e la cultura accanto a sanità, sicurezza, giustizia e istruzione "Ritengo che il nuovo governo debba porre particolare attenzione al rilancio della cultura italiana, non soltanto come risorsa economica ma soprattutto quale scrigno dell'identità nazionale. Per troppo tempo i beni culturali sono stati considerati in maniera approssimativa ed inadeguata. E' venuto il mondo di invertire la rotta e farne una priorità con opportuni interventi legislativi, quando è il caso, ma soprattutto con un'opera di sensibilizzazione chiamando a cooperare per la loro gestione le personalità migliori, accademiche e non, presenti nel nostro Paese. Ritengo ci sia bisogno di rilanciare una nuova idea di bellezza di cui abbiamo un disperato bisogno per migliorare le nostre condizioni di vita soprattutto spirituali". Martedì il Censis presenterà una nuova ricerca dal titolo 'Cosa chiedono gli italiani al nuovo governo?' Vi si spiega che per circa un quarto degli elettori, nella vita quotidiana il rapporto con la politica è scambio di favori e richiesta di soluzione di problemi personali. Dall'esecutivo che entrerà in carica, si aspetta una riforma della politica e delle istituzioni, e interventi razionalizzatori sulla spesa pubblica. Di recente anche l'Euripses ha mostrato il solco esistente tra società e classe politica parlando di un "rapporto da separati in casa". Come recuperare questo rapporto cittadini-politica? "Il principio di coesione sociale e quello di bene comune sono i fondamenti di una società ben organizzata. Ho l'impressione che li abbiamo smarriti entrambi. Compito della politica è quello di ricomporre questi elementi all'interno delle strutture sociali attraverso un'operazione culturale che non si limiti a sporadici interventi che ma che segni l'attività del governo attraverso i ministeri più sensibili al riguardo. Immagino che Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Ricerca scientifica possano utilmente interagire per affermare l'idea che soltanto dall'integrità dei rapporti tra le varie componenti della Nazione può scaturire uno spirito di coesione sul quale fondare la ripresa. Il Buongoverno è la sintesi delle diverse esigenze che la politica ha il dovere di armonizzare. Il presupposto per questo lavoro è un approccio culturale difficile ma doveroso. Insomma, c'è da rimettere un Paese in piedi e non lo si può fare certamente se non si ritrovano le ragioni di un sentire comune". La terza volta del centrodestra a palazzo Chigi porterà un'iniezione di fiducia da questo punto di vista? "E' il mio auspicio. Ci sono tutti i presupposti perché questo avvenga. Purché ci si avvalga del lavoro di personalità che hanno ben chiaro qual è la posta in gioco: l'avvenire dell'Italia". In che modo la cultura può essere un volano di sviluppo concreto per il Sud? "Il Sud, al di là degli aspetti più propriamente economico-sociali, può, per ragioni geo-politiche e per la sua specifica tradizione culturale, essere il ponte dal quale intrecciare un dialogo fecondo tra le civiltà del Mediterraneo. Colgo in questo aspetto una componente rilevante della funzione del Mezzogiorno che perciò può essere anche di irradiazione di saperi e di conoscenze. Chi si assumerà l'onere di fare tutto ciò? E' un interrogativo che mi angoscia, anche perché presuppone un cambiamento radicale nella considerazione della politica mediterranea. Naturalmente presenterò delle proposte di legge in materia ed organizzerò convegni che sensibilizzino l'opinione pubblica sull'importanza degli scenari euro-mediterranei per i destini non soltanto del nostro Paese, ma anche e soprattutto per la coesistenza delle cultura che sul nostro mare si affacciano". Lei ha sempre sostenuto, anche nei suoi contributi (l'ultimo in ordine cronologico è 'Le macerie della politica. Diario di un riformista deluso', edito da Rubbettino) il bisogno di un'Assemblea Costituente per rifondare l'Italia. Si farà nella XVI legislatura? "Me lo auguro. Ci sto lavorando. E spero di trovare molti compagni di viaggio". Che fine farà il 'bipolarismo alle vongole', che non intercetta la voglia di politica vera diffusa nel Paese? "Non è più commestibile. Gli italiani se ne sono resi conto e si sono regolati di conseguenza". Tra i passaggi necessari per un autentico percorso riformista, lei indica tre priorità: la riforma dello Stato, la modernizzazione del sistema-Paese e un piano di sviluppo sociale connesso con l'esaltazione della meritocrazia. Queste 'tappe' saranno anche il terreno delle sue prossime battaglie a Montecitorio? "Più che di battaglia, spero che siano terreno di incontro tra maggioranza ed opposizione. Il fine è comune, non di parte". Lei scrive che "sotto le macerie della politica ci siamo finiti tutti". Su quali basi, allora, costruire nuove certezze e conservare "un radicato grumo di valori civili"? "Nella condivisione di una stessa idea di Nazione. E' qui che la cultura può e deve esercitarsi al meglio". Dalla fine degli anni Settanta a oggi forse si è consumata un'identità. E antiche gherminelle non aiutano a disegnare il cambiamento necessario. Quale futuro vede per l'Italia nel Mediterraneo? "Un ruolo da protagonista. Trascinare il dialogo anche laddove è impensabile sarebbe un grande successo". C'è bisogno di una politica che decida. Quale è il ruolo di quella Destra che lei definisce "diffusa" nel Paese all'interno del Pdl? "Lavorare alla creazione di una democrazia decidente e partecipativa attraverso il coinvolgimento dei cittadini. Trovare forme di intervento che avvicinino la gente alla cose pubblica. Riformare, perciò, le istituzioni è indispensabile". Come coniugare nel tempo dell'antipolitica l'impegno per la dignità dell'uomo? "La persona è centrale in un sistema democratico. Tutto ciò che non va nel senso di esaltarne la dignità, i meriti, le capacità e le competenze è un'offesa alla persona. Purtroppo di queste offese ne registriamo innumerevoli ogni giorno. La politica, se culturalmente supportata, ha un ruolo indispensabile nel ripristinare l'ordine delle cose". Non sarà il caso di tentare la strada di una 'controrivoluzione culturale'? "E' quello che spero. Mi auguro di riuscire a dare un piccolo contributo, come sto facendo da decenni". Come giudica il richiamo ai valori che giunge da Benedetto XVI? "Assolutamente ineccepibile, condivisibile, eroico in questi tempi segnati dal relavìtivismo etico e dall'approdo nichilista". Cosa vuol dire essere liberi in una società dominata dalla paura e dall'insicurezza sociale? "Significa non avere comunque paura. Chi mina la nostra libertà conta sul terrore che genera. La cultura deve insegnare che non si può e non si deve arretrare di fronte alle minacce, ma affrontarle a viso aperto. La società liquida è più esposta, ma gli antidoti ci sono. Certo il permissivismo dominante non aiuta. E' questo il nemico". Ritiene opportuno rilanciare il sentimento dell'appartenenza nell'Italia di oggi? "E' doveroso. L'italianità non soltanto una parola. E' un'idea che si nutre di cultura, tradizione, storia, usi, costumi e lingua. Perciò la prima, vera rivoluzione da fare è quella di riappropriarci del nostro destino, consapevoli di ciò che siamo".