"La città mon è rimasta a guardare". Le foto che documentano il lento sfacelo del Castello che, con le sue vecchie mura pericolanti, si erge ormai a stento sulle acque del Lazzaretto e gli energici appelli lanciati sono riusciti a muovere il cuore dei trapanesi. A confessarlo Luigi Bruno, Presidente dell'Associazione Salviamo la Colombaia e autore di un nuovo fermento attorno al caso. "Abbiamo avuto una risposta inaspettata al banchetto organizzato in occasione della Fiera Nautica. Un consenso che si concretizza in oltre duemila firme raccolte Ma il dato è in aumento". L'associazione sta così vincendo la sua scommessa. L' Obiettivo, diecimila firme da presentare a Regione, Provincia, Comune, Autorità Portuale e Soprintendenza per vincere l'indifferenza delle istituzioni, le lentezze burocratiche e i tanti nodi da sciogliere in un continuo "balletto di competenze". L' iter per la sdemanializzazione della struttura, condizione essenziale, per il suo restauro, è infatti stato avviato nel 2003, "ma dopo un primo ok della Regione ricorda il Presidente il Demanio si è tirato indietro ed ora è tutto fermo. Nel frattempo, l'immobile continua a deteriorarsi". E oggi si tenta di percorrere nuove strade tramite la realizzazione di un tavolo tecnico permanente con esperti di varie istituzioni e la creazione di un'interforce senza colori politici. "Ho anche scritto ai neo onorevoli locali chiedendo che, al di là della fede partitica, costituiscano un coordinamento per portare avanti la nostra battaglia".
Trapani. Duemila firme per salvare la Colombaia
La città di Mon ha visto il Castello in via di sfacelo. Le foto hanno suscitato un'attenzione e gli appelli hanno spinto i trapanesi a muovere il cuore. L'Associazione Salviamo la Colombaia ha raccolto oltre duemila firme per il restauro del Castello. L'obiettivo è di presentare 10.000 firme per vincere l'indifferenza delle istituzioni e superare le lentezze burocratiche. Il processo di restauro è stato avviato nel 2003, ma è stato fermato nel frattempo. Oggi si tenta di percorrere nuove strade tramite un tavolo tecnico permanente e un'interforce senza colori politici.
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