Palazzo ai privati Finito il diritto di prelazione degli enti locali, ora potrebbero intervenire solo i Beni culturali NAPOLI Salvare il Circolo Artistico Politecnico, un'istituzione di Napoli fondata nel 1888 e che raccoglie, tra le altre opere, una collezione di quadri dei principali artisti dell'Ottocento napoletano dal rischio di una speculazione edilizia. E l'ennesimo appello lanciato dal presidente benemerito del sodalizio, Adriano Gaito, al Capo dello Stato, Napolitano, al ministro per i Beni Culturali e alle istituzioni locali, con una lettera firmata anche da Arnaldo Sciarelli, socio del circolo e presidente dell'Ente Ville Vesuviane. La sede del Circolo, di proprietà dei soci, in piazza Trieste e Trento, era stata messa all'asta circa due anni fa in seguito all'azione giudiziaria avviata da alcuni creditori. La procedura si è conclusa con l'attribuzione ad una società edilizia napoletana. Insieme con l'immobile, adornato da stucchi di pregio, il giudice che ha firmato il provvedimento di assegnazione ha stabilito che vengano consegnati le opere in esso contenute tra le quali oltre 500 quadri, 4.000 volumi, centinaia di fotografie storiche e strumenti musicali, arredi di pregio, salotti, perché vengano custoditi dalla società. Un fatto duramente contestato dai soci del Circolo, frequentato, dalla fondazione ad oggi, da artisti, musicisti, filosofi, letterati, scrittori, giornalisti (tra cui Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao). L'assegnazione, spiega Gaito, poteva essere bloccata se una delle istituzioni pubbliche avesse esercitato il diritto di prelazione in quanto l'immobile è sottoposto a vincolo. La società che si è aggiudicata il bene all'asta, secondo quanto riferisce Gaito, ha presentato richiesta per l'eliminazione del vincolo. «Il prezzo di assegnazione - si evidenzia - è di 3.410.000 euro, il costo per la pubblica amministrazione sarebbe stato di solo un milione di euro. Gli enti locali hanno fatto praticamente scadere i termini per il diritto di prelazione, trasferendosi una miriade di lettere interlocutorie. Ma per il ministero il termine scade il 27 aprile ed il direttore generale sostiene di non avere i fondi sufficienti. Resta solo il richiesto intervento del presidente della Repubblica e del ministro per i Beni Culturali per evitare che questo sconcio si perfezioni».