La Soprintendenza non fu informata dell'intervento del Comune II fascicolo, data l'estrema delicatezza del caso, è sul tavolo dello stesso procuratore capo Ubaldo Nannucci. L'inchiesta e affidata ai carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria presso la procura della Repubblica fiorentina: gli investigatori dell'Arma da tempo stanno scavando a cuccia di documenti per capire da chi e perché partì l'ordine di demolire le panche in pietra montate in piazza Santa Croce nel lontano 1856, in occasione della svelatura della statua di Dante. Quelle venticinque antiche sedute furono cancellate in una sola mattinata dagli operai del Comune, mandati a «bonificare» piazza Santa Croce alcuni giorni prima dello svolgimento della grande lesta inaugurale del Social Forum dell'anno scorso. Due mesi prima una delle grandi lastre in pietra aveva ceduto sotto il peso di una malcapitata turista, che finì al pronto soccorso. Così, per evitare nuovi episodi, la Soprintendenza e il Comune decisero di recintare le panchine in attesa di una rimozione o di un restauro. Ma qualcuno, forse, si fece prendere la mano e una mattina di novembre le ruspe «spianarono» Santa Croce. E scoppiò un putiferio. Primo a partire lancia in resta fu Felicitino Manfani, segretario dell'Associazione nazionale insigniti onorificenze cavalleresche, che proprio in Santa Croce ha la sua sede: «E' un'azione assurda, anzi è un vero reato esplose punito dal codice penale». Alla notizia sobbalzò anche il soprintendente Valentino: «L'ho saputo solo a cose fatte disse . Il restauro era previsto, ma la mia Soprintendenza non ha mai autorizzato un intervento così invasivo. Il consolidamento prevedeva di rinforzare la lastra della seduta con lamine di ferro, in modo da scongiurare fratture nel centro. Se il progetto era pronto, i tempi e i modi erano ancora da stabilire. Inoltre non era prevista la distruzione dei sostegni originali in pietra. Certamente l'aver organizzato la manifestazione del Social Forum in piazza Santa Croce ha contribuito ad accelerare le cose...». Imbarazzatissima fu la replica del Comune, affidata all'assessore Vincenzo Bugliani, che prima parlò di «restauro e consolidamento delle panchine» e poi ammise che «certo, la presenza di 30mila persone in piazza Santa Croce e il rischio che queste salissero sulle panchine spezzandole e facendosi male ci ha fatto fretta». Tanta fretta da sgretolare i supporti originali, i cosiddetti piediritti ottocenteschi in pietra, con un puntone d'acciaio. Un intervento esagerato? Forse. Di certo non autorizzato dalla Soprintendenza. E la procura ha deciso di vederci chiaro.
Scempio a S. Croce - Inchiesta in procura - La demolizione decisa per il Social Forum
La Soprintendenza non fu informato dell'intervento del Comune per demolire le panche in pietra di piazza Santa Croce a causa della delicatezza del caso. L'inchiesta è affidata ai carabinieri presso la procura della Repubblica fiorentina. Gli investigatori stanno scavando documenti per capire chi e perché ha dato l'ordine di demolire le panche nel 1856. Le panche furono cancellate in una mattinata dagli operai del Comune per evitare nuovi episodi di fratture. La Soprintendenza e il Comune decisero di recintare le panchine in attesa di una rimozione o di un restauro. Ma una mattina di novembre le ruspe spianarono Santa Croce, causando un putiferio.
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