NAPOLI Non è solo a rischio il Consiglio dei ministri a Palazzo Reale, ma tutti i provvedimenti di tutela e anche le concessioni che devono essere rilasciate dalle soprintendenze campane, in pieno caos dopo la decisione della Corte dei conti di non registrare i contratti dei direttori generali centrali e di quelli regionali. Le osservazioni della Corte sono stringenti e fino quando non saranno risolte, nelle soprintendenze campane non si muove foglia, se non quello che è stato stabilito e finanziato prima dell tsunami provocato dalla sentenza di aprile. A ciò si aggiunge che la Banca d'Italia ha rifiutato il deposito della firma ai dirigenti e quindi nessuna spesa potrà essere effettuata. «Modificare questo pateracchio sarà uno dei primi provvedimenti del governo sostiene Giovanna Petrenga, che entrerà ufficialmente alla Camera martedì prossimo con la rinuncia all'elezione proprio del leader della Pdl e che per anni è stata la soprintendente ai monumenti a Caserta si sta bloccando tutta l'attività, da quella della tutela a quella delle concessioni». Non aggiunge altro ma fa capire come aveva fatto in campagna elettorale che questa riforma del ministero doveva essere fatta in altro modo senza paralizzare, com'è avvenuto, tutte le attività. Dal dicastero di Rutelli sostengono che la Corte ha chiesto solo alcuni chiarimenti, ma la Uil-Beni culturali attacca a testa bassa: «i chiarimenti sostiene il sindacato sono stati chiesti già a gennaio e ad aprile sono stati respinti definitivamente i contratti. La decisione della magistratura contabile ha avuto un effetto a catena e ha provocato che le 216 nomine dei soprintendenti seguite a quelle dei dirigenti centrali e regionali (in Campania quelle per l'archeologia di Napoli, Caserta e Benevento, Salerno e Avellino; quella museale di Napoli, quelle ai monumenti di Napoli, Caserta e Benevento, Salerno e Avellino) sono ferme al palo e per alcune strutture non è stata prevista una sede dove poter operare.