«In campagna elettorale, ma anche dopo il voto, la cultura e la lettura sono questioni che non interessano alla politica. E invece sono imprescindibili per il futuro del Paese. Un Paese che vuole stare tra i grandi del mondo deve mettere la cultura alla base del suo sviluppo, sociale ed economico». È molto preoccupato Federico Motta, 52 anni presidente dell'Aie, l'associazione italiana editori (e amministratore delegato del Gruppo editoriale Motta, fondato dal nonno nel 1929). «Non vedo progetti per sostenere i libri, le biblioteche pubbliche, la scuola - dice -. Aspettiamo la formazione del nuovo Governo, ma anche sulle nomine staremo a vedere». La questione del Nord, le infrastrutture, le tasse, la sicurezza. Per la cultura è difficile trovare spazio nell'agenda del Paese. Purtroppo è così, e non da oggi. C'è in Italia la convinzione diffusa e del tutto sbagliata che la cultura sia un puro costo; quando va bene un investimento a fondo perduto. Come abbiamo dimostrato già agli Stati generali dell'editoria, organizzati nel 2006, investire in cultura vuoi dire far crescere il Paese. Dove non c'è cultura, dove mancano le biblioteche è le librerie, dove la scuola non stimola la lettura, non c'è sviluppo economico. Lo confermano tutti gli indicatori su creatività economica, sviluppo umano e ambiente imprenditoriale. Sono più ricchi e produttivi i Paesi nei quali è più alta la spesa, anzi meglio l'investimento, in libri. Che cosa bisogna fare? Prima di tutto serve una forte presa di coscienza e soprattutto una forte scelta politica. La classe politica, le istituzioni devono dirci se c'è la disponibilità ad occuparsi della questione, se c'è la volontà di investire nella cultura, se intendiamo aumentare la spesa pubblica pro capite per la lettura: nelle biblioteche, nelle scuole. I primi segnali, speriamo positivi, di una scelta politica netta, decisa, dovranno venire già dalla formazione della squadra di Governo da parte di Silvio Berlusconi: quella dei Beni Culturali, non è una poltrona da riempire. Abbiamo bisogno di un ministro competente. Da dove si deve iniziare? Innanzitutto partire da quanto fatto fino ad oggi, anche se è poco: rilanciare cioè il "Centro per il libro", la struttura nazionale per la promozione della lettura, che, dopo alcune fatiche procedurali, ha trovato spazio anche nell'ultima Finanziaria. E che ha messo d'accordo il ministro uscente Francesco Rutelli, le Regioni, gli editori, i librai. Si deve inoltre puntare sulla scuola e sulle biblioteche pubbliche, per la promozione della lettura: non servono chissà quali finanziamenti. Urgono poi alcuni interventi legislativi come quello sul credito d'imposta sulla carta, sul diritto d'autore. All'estero la situazione è diversa? L'Inghilterra spende 20 milioni di euro all'anno per la sen-sibilizzazione alla lettura, la Spagna 8 milioni; la Francia 12. L'Italia è indietro, molto indietro. Eppure è dimostrato che la diffusione dei libri non giova solo a chi li acquista e legge, o a chi li vende, ma a tutto il sistema Paese. E non si tratta di battaglie di retroguardia superate da internet: i Paesi nei quali si legge di più sono anche quelli con un maggiore sviluppo tecnologico». Pil e indici di lettura «Secondo le analisi dell'Aie, l'Associazione italiana editori, i Paesi nei quali sono più alti gli indici di lettura sono anche quelli più sviluppati. Dal punto di vista sociale ed economico. Lo stesso si può dire per le diverse aree all'interno dei confini nazionali. L'Italia è un Paese che legge e spende nei libri molto meno dei suoi concorrenti europei. La spesa media pro capite per l'acquisto di libri, nel nostro Paese, è di 65 euro all'anno (i norvegesi ne spendono 209). Biblioteche con pochi fondi La spesa pro capite per il funzionamento delle biblioteche (personale, acquisti, rinnovamento strutture, comunicazione, eccetera) nei principali centri europei colloca le città italiane agli ultimi posti: Roma spende 5 euro, contro i 7 di Madrid, i 17 di Vienna, i 18 di Parigi, i 23 di Londra.
Intervista a Federico Motta, Presidente dell'Aie: Ai Beni culturali serve un ministro competente
Federico Motta, presidente dell'Aie, sottolinea l'importanza della cultura e della lettura per il futuro del Paese. Secondo lui, la cultura è un investimento a fondo perduto e non un costo. Motta chiede una forte presa di coscienza e una scelta politica netta per investire nella cultura. Sostiene che la classe politica e le istituzioni devono aumentare la spesa pubblica per la lettura nelle biblioteche e nelle scuole. Motta cita gli esempi di Paesi come l'Inghilterra e la Spagna, che spendono più per la promozione della lettura. L'Italia è indietro, ma Motta sostiene che la diffusione dei libri non è una battaglia di retroguardia, ma un investimento per il Paese.
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