Il caso-colombi. I giudici bocciano l'istanza di sospensiva. Dal 1 maggio chiusi i banchi. Lunedì il consiglio decide sugli indennizzi VENEZIA - Il Tar dà ragione al Comune sui piccioni: la salute pubblica è più importante dell'interesse privato. E così rimangono solo sei giorni di vita alla vendita del grano in piazza San Marco. Dal 1 maggio entra in vigore l'ordinanza del sindaco che revocale 11 licenze che fino a oggi hanno permesso il commercio di becchime per colombi in area marciana. Ora Ca' Farsetti non può più prendere tempo. E in pochi giorni deve scegliere come liquidare i 19 ambulanti: se con una licenza alternativa o con un indennizzo. Una decisione non facile e nemmeno ieri, in tre ore di commissione consiliare nona (Attività produttive), la soluzione. Spetterà al consiglio comunale di lunedì decidere. È un problema che tiene banco da mesi in città, ma consiglieri e assessori non riescono a trovare un accordo sulla buonuscita da dare ai venditori di grano. Il caso-colombi è scoppiato l'anno scorso, dopo le segnalazioni di Usl e Soprintendenza sui rischi per monumenti e salute dei cittadini, il 18 ottobre il sindaco Massimo Cacciari ha firmato un provvedimento urgente che impone lo stop alla vendita del mais. Gli ambulanti però non ci stanno a mollare autorizzazioni da soli 53 euro di tasse annue per occupazione del suolo pubblico e con un bacino di clienti così numeroso: nessun turista (dei 20 milioni che arrivano ogni anno in città) lascia Venezia senza una foto ricordo mentre nutre i pennuti di San Marco. Così, vista l'imminenza del divieto, 12 venditori su 19 hanno presentato richiesta di sospensione dell'ordinanza di Cacciari. Martedì 22 il Tar si è riunito e ha respinto la domanda di sospensione. Il motivo è semplice. Di fronte al numero eccessivo dei piccioni, al deterioramento dei monumenti e al potenziale pericolo per la salute «non si può non dar prevalenza agli interessi pubblici», recita la sentenza. «Il Tar comunque dice che resta salvo il diritto all'indennizzo» ha precisato ieri a inizio commissione Giulio Gidoni dell'Avvocatura civica. «Come giunta proponiamo un emendamento alla delibera portata in consiglio il 28 gennaio» precisa l'assessore al Commercio Giuseppe Bortolussi. L'esecutivo ribadisce di voler concedere licenze alternative per la vendita di souvenir. I siti sono stati individuati in accordo con la Soprintendenza Si tratta delle Zattere, dove vicino al Ponte Molin arriverebbe uno stand da 2 metri per 1. Due uguali andrebbero a Sant'Agnese, a San Biasio di fronte al Museo Navale, al Tronchetto e a piazzale Roma Per l'operazione bisogna modificare il Regolamento comunale sul mercato in area marciana e l'omonimo del Tronchetto. Contro l'ipotesi-souvenir i consiglieri comunali che ritengono sia meglio una delibera che parla genericamente di indennizzo. «Al Consiglio compete di dare indicazioni dice il verde Beppe Caccia alla giunta di decidere come attuarle». Caccia ha presentato un emendamento alternativo a quello di Bortolussi e lunedì andrà in votazione. «Si indica l'indennizzo sulla base della legge 241» spiega Caccia C'è tuttavia un problema nella scelta dell'indennizzo: le norme nazionali non dicono in che cosa consista né esistono precedenti. Ca' Farsetti preferisce dunque intraprendere la strada dell'autorizzazione di altri banchi perché in sintonia con la legge regionale. «Il commercio è regolato dalla Regione motiva Bortolussi, irremovibile dalle scelte della giunta In ogni caso il consiglio è sovrano». Solo lunedì si saprà quindi cosa accadrà ai venditori di grano che, oggi alle 17, saranno in Comune per affrontare la questione.
Grano, via i venditori da San Marco: il Tar da ragione al Comune
Il Tar ha respinto l'istanza di sospensione dell'ordinanza del sindaco Massimo Cacciari che impone lo stop alla vendita del mais a partire dal 1 maggio. I venditori di grano hanno presentato richiesta di sospensione, ma il Tar ha dato ragione al Comune, affermando che la salute pubblica è più importante dell'interesse privato. Il Comune ha proposto un emendamento che prevede la concessione di licenze alternative per la vendita di souvenir in aree specifiche di Venezia. Il consiglio comunale dovrà decidere come attuare questo emendamento e se concedere un indennizzo ai venditori di grano.
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