Prima vittoria del Comune: riconosciuto l'interesse pubblico a liberare San Marco dai colombi che danneggiano i monumenti e sono un pericolo per la salute Il Comune vince il primo round di fronte al Tar contro i venditori di grano. E dal 30 aprile dovranno sparire i banchetti da piazza San Marco. La prima sezione del Tar, presieduta dallo stesso presidente del tribunale Bruno Amoroso, ha infatti respinto la richiesta di sospensiva presentata da undici dei diciannove titolari di licenze per la vendita del grano in area marciana contro l'ordinanza sindacale 589 del 19 ottobre scorso che, dal 30 aprile, estende anche a piazza San Marco il divieto di dar da mangiare ai colombi. Mentre oggi pomeriggio è previsto un incontro a Ca' Farsetti tra gli stessi venditori, accompagnati dal loro legale, l'avvocato Maurizio Trevisan, e i rappresentanti del Comune. Ma, a meno di sorprese dell'ultimo minuto, il 29 aprile sarà l'ultimo giorno in cui potrà essere venduto grano in piazza San Marco. Ma il Tar pur respingendo la richiesta di sospensiva, stabilisce che "resta salvo il diritto all'indennizzo di ogni avente diritto". Stabilendo pertanto una chiara base giuridica su cui i venditori di grano potranno far valere il loro diritto di risarcimento. La decisione dei giudici amministrativi, protocollata come ordinanza 2592008, che "nel contemperamento degli interessi in gioco, non può non darsi prevalenza agli interessi pubblici perseguiti dalla Pubblica Amministrazione resistente". La decisione giustifica infatti il provvedimento comunale "nella situazione - peraltro notoria - di eccessiva popolazione di colombi, causata anche dalla vendita di grano in loco, e degli effetti che ne derivano riguardo sia al deterioramento di monumenti e facciate, sia potenzialmente alla salute pubblica". E non è da trascurare che i giudici amministrativi, di fronte a uno dei punti più controversi, cioè gli effettivi pericoli per la salute determinati dai colombi, ritengono questi rischi "potenziali". In pratica se il dispositivo del Tar sembra dare per assodati i danni provocati a monumenti e facciate, non si sbilancia sull'effettiva presenza o meno di pericoli per la salute. Certamente si tratta di "una delibazione sommaria, propria della fase cautelare", come è scritto all'inizio delle motivazioni dell'ordinanza, ma questo elemento sembra lasciare aperti gli spazi per un proseguimento del confronto. Ancora più significativo appare l'ultimo rilievo relativo al diritto all'indennizzo esplicitamente riconosciuto. Questa previsione sembra rivalutare lo stesso accoglimento della tesi del Comune sulla non urgenza del provvedimento. Infatti, i mancati guadagni di chi lavora vendendo il grano per i colombi avrebbero potuto essere una motivazione per riconoscere l'urgenza del provvedimento. Ma il Tar ha ritenuto che i mancati introiti possano essere saldati con un indennizzo. Riaprendo di fatto la discussione sulle alternative che Ca' Farsetti intende offrire ai venditori che si alternano sugli undici banchetti. E questo pomeriggio sarà questo uno dei punti di confronto tra i venditori di grano e Ca'Farsetti. L'assessore alle attività produttive, Giuseppe Bortolussi, da parte sua, si dice soddisfatto della sentenza del Tar che da ragione al Comune, ma non si lascia convincere dall'ipotesi dell'indennizzo. "E' una sentenza pesante, importante per come dovremo regolarci in futuro anche per il riordino dei banchi in altre zone del centro storico". L'assessore ha in mente un piano complessivo di riordino, con la creazione di vere e proprie aree mercatali: una a Piazzale Roma, una a Bella Vienna e l'altra al Tronchetto. "Ad oggi 7 titolari di banchetti di grano sono disponibili a trasferirsi in un'altra zona della città - spiega - il nostro tentativo è quello di far sì che tutti e 19 scelgano questa strada. Il nostro interesse è fare le cose per il bene della città. E poi, il Comune ha sempre avuto questo stile: se uno perde il lavoro gli si offre un altro posto. L'indennizzo? Ricorreranno per 30 anni". La posizione di Bortolussi, a suo dire, è rafforzata dalla sentenza del Tar. Non solo. L'emendamento che individua le aree dove spostare le bancarelle è in totale accordo con la Soprintendenza. "Vogliamo far ordine e raggruppare le bancarelle nel modo meno impattante possibile - afferma - anche Santa Lucia si potrebbe prestare per un numero limitato di posteggi". I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso presentato dagli ambulanti I soddisfatti: «E adesso meglio l'indennizzo» VENEZIA - «Sono soddisfatta. Il Tar ha riconosciuto che in questa vicenda dei banchetti, deve prevalere l'interesse pubblico a liberare Piazza San Marco, fatto salvo il diritto dei venditori di grano a ricevere un indennizzo. Esattamente quello che abbiamo sempre sostenuto noi, a iniziare dalla Municipalità, e che ora pare essere condiviso anche dai consiglieri comunali». Marina Dragotto, consigliere di Municipalità, ma anche membro attivo dell'associazione dei quarantenni, in questi mesi era diventata un po' la passionaria di questa battaglia per la liberazione del suolo pubblico dai banchetti in genere. E ieri non nascondeva la sua soddisfazione, per la sentenza del Tar e per la posizione ribadita da tanti consiglieri comunali in commissione, ma anche il suo disappunto per una Giunta che «pervicacemente continua a voler seguire la strada stretta dello scambio di licenze, invece dell'indennizzo». Dragotto contesta le motivazioni ribadite ieri, in commissione, dall'assessore Bortolussi: «Questa non è uno spostamento di licenze, regolato dalla legge regionale numero 10. Qui siamo di fronte alla soppressione di una licenza, quella di venditore di grano, che non esisterà più, per cui va previsto un indennizzo. Non capisco perché la Giunta insista tanto sulla sua posizione, proponendo oltrettutto la creazione di nuovi banchetti di souvenir in luoghi assolutamente inopportuni: dalle Zattere a Sant'Agnese. Se il problema è di bilancio, basterebbe rialzare un po' i plateatici che pagano gli ambulati attuali. La tariffa massima è di appena 53 euro annui al metro quadro!» I delusi: «Riconosciuto però il diritto a essere tutelati» VENEZIA - "È evidente che il Tar ha implicitamente riconosciuto il diritto dei venditori di grano ad essere tutelati" è il commento a botta calda dell' avvocato Maurizio Trevisan, legale dei titolari dei banchetti di grano in piazza San Marco, di fronte al diniego da parte del Tar della sospensiva al divieto di nutrire i piccioni in area marciana. E tra i punti su cui si sofferma l'analisi dell'avvocato c'è il diritto all'indennizzo "fatto salvo" dall'ordinanza del Tar. "Ogni giorno che passa senza che i venditori possano lavorare - è lo scenario che traccia Trevisan - verrà conteggiato nell'indennizzo che il Comune dovrà riconoscere loro". È ancora presto invece per parlare di appello al Consiglio di Stato, anche perché non si tratta di un provvedimento definitivo ma "di un semplice ricorso preliminare". Insomma, non è per l'avvocato un risultato che rende euforici, ma nemmeno un esito che getta nello sconforto. "Il Tar ha riconosciuto un prevalente motivo pubblico, legato alla tutela dei monumenti e della salute e ha negato che la sospensiva fosse contingibile e urgente - aggiunge - ma non ha escluso il diritto individuale di chi viene leso dall'ordinanza comunale ad essere risarcito". Inoltre l'ordinanza del Tar non cita uno dei punti focali del ricorso, cioè lo sviamento di potere. "Resta il fatto che i venditori di grano non possono svolgere la loro attività per un provvedimento che non si rivolge direttamente a loro - argomenta - ma a tutta la collettività in quanto l'ordinanza vieta di "somministrare cibo ai colombi in piazza San Marco", non di non vendere grano."