Torna visibile al pubblico la grande Croce dipinta duecentesca, conservata nella Pinacoteca di Castiglion Fiorentino (Arezzo). Si tratta di un restauro che ha portato alla luce un capolavoro di cui nessuno poteva immaginare l'esistenza, nascosto sotto secoli di pesanti rifacimenti e ridipinture che alteravano la superficie pittorica originale. Si tratta di un'importante scoperta che dovrà essere studiata ed approfondita, ma già da oggi l'eccezionale qualità pittorica ed esecutiva, la ricchezza della policromia originale, l'impiego di materiali preziosi e alcuni elementi unici ed originali, come le vene in rilievo nella figura del Cristo, indicano che la Croce non è un'opera minore, né una semplice replica derivata dalla Croce di Cimabue in San Domenico ad Arezzo, come si riteneva fino a prima del restauro. Alcuni interrogativi rimangono aperti e forse finalmente potranno essere risolti: chi la dipinse e quando? Chi furono i committenti? Iniziato nel 2002 per volere della Soprintendenza per i Beni artistici di Arezzo, allora diretta da Anna Maria Maetzke, in accordo con il Comune di Castiglion Fiorentino e l'Istituzione Culturale ed Educativa Castiglionese, il restauro è stato finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con un contributo della Provincia di Arezzo per le indagini diagnostiche. Sotto la direzione dei lavori di Paola Refice, il restauro è stato eseguito magistralmente da Paola Cardinali e Alberto Spurio-Pompili, con la collaborazione di Massimo Fumagalli per il supporto ligneo e Ida Bigoni per le dorature.
Castiglion Fiorentino torna visibile la Croce del'200
La grande Croce dipinta duecentesca è stata restaurata e tornata visibile al pubblico nella Pinacoteca di Castiglion Fiorentino. Il restauro ha rivelato un capolavoro originale, non una semplice replica della Croce di Cimabue. L'opera presenta una ricchezza della policromia originale, materiali preziosi e elementi unici. Alcuni interrogativi rimangono aperti, come chi l'abbia dipinta e quando. Il restauro è stato finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e ha coinvolto esperti come Paola Refice, Paola Cardinali e Alberto Spurio-Pompili. L'opera è stata restaurata con la collaborazione di Massimo Fumagalli e Ida Bigoni.
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