La proposta che circola nel centrodestra: accorpare ministeri per rendere più semplici le decisioni e stilare progetti a tempo per veriflcare i risultati La situazione non è buona. Stavolta non si tratta di una tirata moralistica alla Celentano, ma di un'emergenza vera e propria, difficile da affrontare ed estremamente complessa da risolvere. Dalla fine degli anni Ottanta a oggi sembra che i progressi nel campo dell'istruzione e della cultura avvenuti nei decenni precedenti siano stati gradualmente e inesorabilmente annullati. Scuole e università offrono una formazione sempre peggiore. Il ruolo degli insegnanti (sia dal punto di vista economico sia da quello della considerazione sociale) è decaduto. I dati dell'Ocse del 2006 dicono che un italiano su cinque non sa scrivere in maniera decente. Quelli 2007 dell'lstat informano che un laureato su sei praticamente non legge (né libri né altro): siamo agli ultimi posti fra i Paesi sviluppati. Il quadro che il prossimo governo formato dal centrodestra uscito vittorioso dalle elezioni si troverà ad affrontare è ango-sciante. Ma ha un precedente che potrebbe fornire qualche utile suggerimento per sciogliere la matassa. Il precedente democristiano Facciamo un salto indietro al 1959. Ministro della Pubblica istruzione nel governo presieduto da Antonio Segni era il democristiano Giuseppe Medici. Mentre il Paese ripartiva dopo il disastro della guerra grazie al boom economico, il ministro doveva fare i conti con una popolazione composta prevalentemente da analfabeti e semi-analfabeti. Quasi un terzo dei bambini in età scolare abbandonava gli studi dopo le elementari, i diplomati erano pochissimi, i laureati si contavano sulle dita di una mano, la formazione professionale non bastava a coprire la richiesta - sempre crescente - proveniente dal mondo del lavoro. Medici pose la questione al governo, facendo notare che si trattava di un'emergenza dì cui occuparsi al più presto. Per la prima volta dai tempi del fascismo - e al netto della propaganda - il governo italiano decise di avviare una politica decisa per migliorare il livello culturale dei cittadini. Da allora, nessuna classe dirigente si è più imbarcata in un'impresa del genere (che pure diede ottimi risultati, producendo alfabetizzazione, aumento della scolarizzazione e della preparazione fra i giovani). Perché allora non prendere in considerazione il fatto che anche oggi potrebbe essere necessaria un'azione politica forte per far crescere la cultura italiana? Perché non inserire fra le priorità di governo - oltre alla ripresa economica anche quella culturale e intellettuale? Il nuovo governo deve ancora formarsi e non si sa chi andrà a occupare i vertici dei Beni culturali e dell'Università e della Ricerca. Però nel centrodestra circolano diverse ipotesi di miglioramento e riforma di questi dicasteri. Fra quelle che abbiamo orecchiato, ce ne sono alcune piuttosto interessanti. Per esempio, l'idea di accorpare i ministeri che si occupano di tutto ciò che riguarda l'educazione, l'istruzione e la cultura. L'unificazione avrebbe diversi vantaggi: intanto, riunire sotto una sola responsabilità le competenze attualmente distribuite fra più dicasteri, cioè Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Ambiente, Università e Ricerca Scientifica. Semplificherebbe tutto. Meno ministri, meno sottosegretari: il governo potrebbe fare riferimento a un'unica personalità, favorendo così un'azione politica diretta e più rapida. Questo progetto di riforma non prevede il ridimensionamento delle attuali direzioni amministrative e delle strutture periferiche dei ministeri, così come non avrebbe ripercussioni dirette sui compiti assegnati alle Regioni e agli Enti locali. Si tratterebbe soltanto di creare le condizioni perché le politiche culturali siano più efficaci, senza disperdersi, perché tutte facenti capo a un "ministero dell'Istruzione e degli Affari Culturali". Sull'unificazione e sul tipo di obiettivi che il ministero dovrebbe porsi sarebbe chiamato a vigilare un "Consiglio superiore centrale per la crescita culturale". L'organo consultivo e le altre idee Cioè un organo consultivo - privo di poteri decisionali -composto da rappresentanti (in un numero paritario per ciascuno) degli attuali Consigli superiori per la Pubblica Istruzione, per i Beni Culturali e Paesaggistici e per l'Ambiente, che sarebbero conservati integralmente nella nuova struttura ministeriale, sebbene ridotti nel numero di componenti, oltre che del Consiglio nazionale delle ricerche e del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Un'altra possibilità di unificazione, se il "grande accorpamento" non fosse approvato, è quella dell'accorpamento ridotto". Ad essere riuniti sarebbero Beni Culturali, Ambiente, Università e Ricerca, con possibilità di delega al Turismo. Il funzionamento sarebbe lo stesso che abbiamo spiegato prima, con una differenza: il Consiglio per la crescita culturale diventerebbe un organo interministeriale, condiviso con la Pubblica istruzione (la quale rimarrebbe autonoma). Concretizzare l'azione politica Una volta semplificato il piano decisionale, l'azione politica dovrebbe poi essere concretizzata. C'è chi propone, allora, la creazione di un "Piano pluriennale di crescita culturale". L'idea è semplice: poiché l'emergenza culturale non è di facile risoluzione e potrebbe richiedere parecchio tempo per essere finalmente appianata, meglio andare per gradi. Il governo dovrebbe quindi elaborare un piano in cui si indicherebbero alcuni obiettivi specifici oltre al tempo necessario per conseguirli. In questo modo sarebbe possibile verificare, al termine del tempo prestabilito, quali risultati siano stati conseguiti, che cosa sia cambiato, quali risorse siano disponibili, su quali problematiche vada spostata l'attenzione. Poi, si potrà procedere al gradino successivo, passando ai nuovi obiettivi da raggiungere in un ben precisato periodo. E da chi sarebbe realizzato il piano pluriennale? Se uno dei due accorpamenti di cui sopra andasse a buon fine, a occuparsene sarebbe il Consiglio per la crescita culturale. Certo, si tratta di idee, di voci che circolano, di progetti ambiziosi ancora da mettere in pratica. Ma sono idee intelligenti. Anche solo per un motivo: puntano a razionalizzare le risorse, a indirizzare con decisione l'azione del governo e a produrre risultati verificabili e monitorabili. Non è poco, chissà se qualcuno raccoglierà la sfida.
Il piano quinquennale di rinascita
Il governo italiano è in crisi per la situazione culturale del paese. La scuola e l'università offrono una formazione sempre peggiore. Il ruolo degli insegnanti è decaduto. I dati mostrano che un italiano su cinque non sa scrivere in maniera decente e un laureato su sei non legge. Il centrodestra propone di accorpare i ministeri per rendere più semplici le decisioni e stilare progetti a tempo per verificare i risultati. La proposta include l'unificazione dei ministeri dell'Istruzione, Beni Culturali, Ambiente, Università e Ricerca, con un Consiglio superiore centrale per la crescita culturale.
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