In sei anni 27000 visitatori al Centro di documentazione della deportazione PRATO. In sei anni, da quando fu inaugurato nel febbraio 2002 a Figline, alla presenza dell'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il Museo e Centro di documentazione della Deportazione e Resistenza, è stato visitato da circa 27mila persone, in maggioranza studenti e insegnanti. E non è poco, considerando anche la sua ubicazione, molto periferica rispetto alla città. Ma oltre ai numeri è cresciuto anche il "peso" del Museo, ed ad un anno dalla sua trasformazionecostituzione in Fondazione, ha ottenuto nel febbraio scorso anche il riconoscimento da parte della Regione, «come luogo importante - dice la direttrice Camilla Brunelli - in cui far rivivere la memoria storica». E non senza orgoglio, durante le orazioni ufficiali in piazza del Comune per la Festa del 25 Aprile, il sindaco Marco Romagnoli ha annunciato ai presenti «che l'istituzione di Figline è sostenuta dalla Regione, in modo che la memoria poggi su un supporto scientifico documentato». Del resto, come ha poi affermato il presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini, «queste strutture sono importanti per la Regione, perchè non sono tanti i luoghi in Toscana che coltivino la memoria e il museo di Prato è uno dei più significativi. Lo stesso presidente Martini ha annunciato la volontà di creare una sorta di "salvadanaio" della memoria, documentando la storia della Toscana in quegli anni». Il Museo di Figline si contraddistingue per una fitta attività fatta di convegni, incontri, conferenze, presentazione di film e volumi. Il tutto con rigore scientifico e documentativo, in virtù della collaborazioni di alcuni fra i maggiori studiosi di storia contemporanea, fra i quali Enzo Collotti, Nicola Tanfaglia, Brunello Mantelli, Nicola Labanca, Marco Palla, Giovanni Gozzini, Marcello Flores. Recentemente la Fondazione Museo della Deportazione ha curato per la Regione la realizzazione di un viaggio-studio ai Musei-memoriali di Berlino per oltre 90 insegnanti della Toscana. Gli stessi insegnanti che nel gennaio del prossimo anno accompagneranno le loro classi ad Auschwitz in occasione del "Treno della memoria". E una parte di rilievo nell'organizzazione del viaggio l'avrà proprio il Centro di Figline. Insomma il Museo sta acquisendo un ruolo sempre più regionale, e non solo, in quanto meta di visitatori e scolaresche provenienti da ogni parte della Toscana, ma anche da altre località italiane e straniere. Così come si sta sempre più radicando nella realtà territoriale pratese: è di poco tempo fa la stipula di un'intesa fra lo stesso Museo, l'Ufficio scolastico provinciale e gli istituti superiori pratesi per la creazione di una "rete" per l'insegnamento della storia contemporanea, con progetti (viaggi d'istruzione sulla storia del Novecento, in Italia e all'estero, corsi di aggiornamento e altro ancora) che si avvalgono dell'aiuto finanziario delle istituzioni locali e di Unicoop Firenze.
TOSCANA - A Figline rivive la "memoria storica" della Toscana
Il Museo e Centro di documentazione della Deportazione e Resistenza di Figline, inaugurato nel 2002, è stato visitato da circa 27mila persone in sei anni. Il museo è stato riconosciuto dalla Regione come luogo importante per far rivivere la memoria storica. Il sindaco di Figline ha annunciato che l'istituzione è sostenuta dalla Regione. Il presidente del Consiglio regionale ha affermato che le strutture come il museo sono importanti per la Regione per coltivare la memoria e il museo di Prato è uno dei più significativi. Il museo si contraddistingue per la sua attività fatta di convegni, incontri, conferenze e presentazione di film e volumi.
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