Di Benedetto, messaggi dal fortino "In arrivo risposte traumatiche" "Molti hanno minacciato di non rinnovare labbonamento, se andrà avanti così manterranno la promessa" Al nono piano del fortino assediato, sul torrione del Carlo Felice, il sovrintendente Gennaro Di Benedetto è al lavoro come se la stagione dovesse avere, da oggi in poi, un andamento normale. Come se le recite della Sonnambula di Vincenzo Bellini, saltate la prima giovedì sera e la seconda rappresentazione in programma domani, per le prossime cinque recite - da martedì prossimo al 6 maggio - dovessero andare in scena regolarmente. Ma chissà se ci andranno? Anzi, al momento sembra molto improbabile. La situazione sindacale è sullorlo dellingovernabilità. Lo scontro di potere tra la politica (il sindaco Marta Vincenzi che di fatto ha preso direttamente le redini della Fondazione che regge il Teatro dellOpera) e la governance (il sovrintendente stesso e i suoi collaboratori) getta ombre scure sul futuro. Poi cè il clima interno, fatto anche di lettere anonime, volantini con attacchi - spesso personali - molto pesanti, minacce. Intanto gli uffici si danno da fare per contattare, al telefono o via mail, abbonati e appassionati, per spiegare che no, siamo spiacenti, ma la prossima rappresentazione dellopera in programma non andrà in scena, lei naturalmente verrà rimborsato, no, non sappiamo se le prossime recite ci saranno e se eventualmente potrà trovare posto. Così dal 19 ottobre, da quando è saltata la prima dei Vespri siciliani di Giuseppe Verdi che era anche linaugurazione della stagione operistica. «Gli abbonati sono giustamente furiosi - sospira Di Benedetto - Molti di loro hanno già minacciato di non rinnovare labbonamento. E se andrà avanti così sono certo che manterranno la promessa. È un danno enorme per il Carlo Felice». Quanto enorme? «Centinaia di migliaia di euro, probabilmente di più. Nei prossimi giorni, probabilmente già la settimana entrante, terremo un consiglio damministrazione straordinario per fare il conto dei danni, per capire che spazio finanziario di manovra ci rimane. Sicuramente non molto». Il sindaco Vincenzi ha dipinto a Repubblica un panorama molto nero, che mette a rischio gli stipendi del giugno prossimo. È così? «Non sono in grado di dare una risposta, vedremo cosa deciderà il Consiglio. Certo non possiamo andare avanti in questo modo. Ricevo telefonate preoccupate anche dagli altri sovrintendenti, non capiscono quello che sta accadendo a Genova». Preso atto di una situazione disastrata, il Consiglio potrà fare qualcosa? Cè chi prospetta decisioni traumatiche... «Quando si dà corpo ad azioni traumatiche si va incontro a risposte traumatiche. Che non posso sapere quali saranno, ma certo non saranno risposte banali». Il timore è che la stagione sia finita, persa definitivamente. È anche la sua convinzione? «Mi auguro ancora di no. Io sto continuando a lavorare seguendo il programma completo. Ma certo si lavora con un senso di grande sconforto. Per esempio mercoledì scorso: che tristezza assistere alla prova generale di unopera che si sapeva già non sarebbe poi andata in scena». Come si esce da questo cul de sac? Probabilmente cè bisogno che qualcuno faccia un passo indietro... «Io credo che bisognerebbe stabilire uno stop a tutte queste manifestazioni parossistiche e mettersi seriamente a parlare. Ma la situazione è difficilissima. I sindacati autonomi non capiscono che per dare una risposta positiva ai lavoratori il consiglio damministrazione si è caricato di una responsabilità pesante. Siamo lunico teatro ad aver pagato unanticipazione sul contratto integrativo ancora da definire. Anticipazione che va già nello stipendio di aprile. Poi il Cda ha dato la disponibilità per un ulteriore aumento. Ma neppure questo è stato valutato positivamente». I sindacati autonomi la accusano di portare il Carlo Felice allo sfascio. «Io rispondo invitandoli a una riflessione sui danni che chi, come loro, sceglie la strada della conflittualità procura al teatro. E dunque principalmente a se stessi».