Il vecchio cimitero di Querceta è preda di rovi e sterpaglie Amati, frequentati, vissuti. Una volta, sicuramente, non adesso. A Seravezza sono diversi gli edifici abbandonati e dismessi, in qualche caso veri e propri punti di riferimento per la popolazione che, oggi, sono poco più di un cumulo di macerie o spettrali ruderi, in apparenza dimenticati da tutti. A questa categoria sono appartenute fino a pochissimi anni fa anche le ex Scuderie Granducali, nei cui locali aveva trovato accoglienza un cinema-teatro, il De' Costanti. Arrivò al punto di essere pericolante, tant'è che il primo lotto dei lavori riguardò la messa in sicurezza dell'edificio. Oggetto di uno degli interventi di recupero più importanti della Toscana, lo stabile sta per essere completato assieme alla riqualificazione della "Area Medicea". La stessa sorte, almeno per il momento, non è toccata invece alla Rocca di Corvaia, una delle testimonianze della presenza romana ed etrusca più importanti della Versilia. Punto cruciale nel Medioevo per il controllo del passaggio sulla via Francigena e snodo tra la Versilia e la Garfagnana, la Rocca presenta una stratificazione di elementi di diverse epoche. Il marmo per la sua costruzione fu preso dalla vicina cava della Ceragiola, a dimostrazione delle capacità estrattive del tempo; lo stesso materiale venne adoperato per realizzare tutti i "Cippi a clava" presenti in Versilia. Abbandonata progressivamente negli anni, subì dei danneggiamenti nella Seconda Guerra Mondiale. Lo scorso anno è iniziato però un percorso per la realizzazione di un museo diffuso e il comune ha ottenuto dalla Regione un finanziamento di 9.000 euro per la predisposizione del progetto. Altro elemento di pregio è il vecchio cimitero di Querceta, nei pressi del cavalca ferrovia, il primo sul territorio, aperto nella metà del XIX sec. e abbandonato negli anni '50 del secolo scorso. Completamente avvolto da rovi e sterpaglie, il camposanto presenta alcuni manufatti di notevole importanza (come la Cappellina realizzata da Augusto Mancini con una statua simile al Pensatore di Rodin) anche se la maggior parte delle lapidi e delle sculture ornamentali vennero spostate una decina d'anni fa all'Accademia delle Belle Arti di Carrara, con il favore della Sovrintendenza, e sono in attesa di collocazione. C'è anche un progetto di recupero per il "Luogo della memoria" ma è tutto bloccato. Teatro, in passato, di messe nere, il cimitero ormai non accoglie più alcuna salma, traslate negli anni con il beneplacito dei familiari. A tutt'oggi ci sarebbe ancora il cippo in memoria di un combattente della battaglia di Adua del 1885. Nella zona tra Ripa e Pozzi fino a trenta anni fa era molto frequentati il Cinema Poggione: anche otto-novecento ingressi nelle giornate domenicali. Qui si tenevano feste di carnevale, spettacoli rionali, tra balli e divertimenti. Poi, il vuoto. Adesso lo attende un futuro diverso: nell'ambito del Piano di recupero dell'area della Serra, verrà demolito e vi saranno ricavati tre appartamenti (già esistenti), fondi commerciali e direzionali e una sala di duecento mq ad uso pubblico. Di minor valore storico è la Pesa pubblica, a Corvaia, utilizzata fino ad una decina d'anni fa per pesare i camion che, carichi di marmo, scendevano dalle Apuane per scaricare il prezioso materiale nelle ditte e nei laboratori. Una pratica che al giorno d'oggi è scomparsa ma quella struttura, sbiadita dal tempo, rimane lì, con la piattaforma in metallo su cui si adagiavano i mezzi. Cento metri verso mare, poco distante dalla pesa, si trova un'immensa ditta dismessa, la ex Paiotti. Gli edifici sono antichi, risalenti ai primi del Novecento, e all'inizio della loro storia accoglievano le tranvie, fungendo da locali per il rimessaggio. I mezzi conducevano fino a Pontestazzemese, collegando così le varie zone della Versilia, e restarono in servizio fino alla II Guerra Mondiale. È pronto un progetto per il recupero di tutta l'area: l'edificio principale, di valore storico, sarà salvato e attraverso una variante sarà sede di fondi commerciali; nel piazzale retrostante invece si ricaveranno tre grandi volumi, uno residenziale e due per fondi di altra natura; ci sarà anche un collegamento con l'oliveto, posto sul piano della collina, adibito a verde pubblico. Simile è la ex Bazzichi, una segheria nella zona della Serra abbandonata nei primi anni novanta, oggi raggiungibile solo dall'argine del Versilia. Vero e proprio Titanic, questo complesso una volta era un centro molto attivo con laboratori, uffici e piazzale per il marmo: oggi è un pugno nell'occhio per chi vuole intrattenersi in un'escursione tra il verde delle sponde sinuose del fiume. Anche qui ci sarebbe un intervento di riqualificazione in vista, all'interno del Piano della Serra: otto alloggi, centri direzionali e commerciali, una viabilità alternativa e spazi da adibire a verde pubblico. Il suo isolamento perlomeno rende difficoltosa la visita a curiosi o esploratori improvvisati; non è difficile invece da raggiungere la casa di via Fonda, a Querceta, proprio di fianco alla ferrovia, fino a pochi mesi fa dimora occasionale per senzatetto e disperati. Inizialmente abitazione privata, la casa ha subito gli effetti devastanti della II Guerra Mondiale ed è praticamente diroccata, la punto tale da essere pericolante anche per coloro che volevano trascorrervi una notte. Si era creato anche un piccolo accampamento rom, con tanto di tende e ripari di fortuna: pare vi abbiano soggiornato famiglie intere, con bambini piccoli che vivevano tra immondizia e pericoli di ogni sorta. Nelle ultime settimane l'autorità pubblica ha previsto di far chiudere gli accessi, murando porte e finestre, così da impedirne la frequentazione. Ci sono anche altre zone soggette a degrado nel comune di Searvezza, basta transitare dall'altra parte di quelle strade percorse generalmente nel solito senso: si guardi, ad esempio, la condizione in cui versa la sponda lato mare del fiume Versilia nei pressi del ponte di ferro, all'ingresso del capoluogo, invasa da rifiuti di ogni genere. Lo stesso dicasi per la zona di Malbacco, dove l'incuria e l'inciviltà spesso recano profonde ferite ad un paesaggio incantato. Dunque anche sulla montagna non è difficile trovare edifici che necessiterebbero di un maquillage: come la vecchia scuola elementare a Fabiano, chiusa negli anni '70, che dovrebbe essere recuperata per fare appartamenti di edilizia pubblica. Stesso utilizzo previsto per l'ex magazzino comunale di via Buonarroti, dove saranno ricavati cinque alloggi da destinare a case popolari.