L'ALTOLÀ. Dopo l'articolo di «Bresciaoggi» in cui l'architetto Rovetta criticava la ristrutturazione interviene il dicastero per i Beni culturali Il progetto di Carlo Scarpa rischia di essere snaturato dai lavori avviati a suo tempo dal Comune? Il ministero vaglia l'ipotesi di un vincolo «Pavimentazione a parquet levigata e lucidata come si trattasse di uno chalet svizzero» «E non si spiega perchè non sia stata fatta la manutenzione delle scale esterne di ferro» Anche il percorso museale previsto alle origini sarebbe stato «modificato e volgarizzato» I maggiori esperti avevano giudicato l'itinerario il migliore dal punto di vista scientifico Il ministero dei Beni Culturali e Architettonici ha congelato ogni intervento edilizio nel Museo delle Armi per vagliare un'ipotesi di vincolo derivata dal particolare pregio del progetto di Carlo Scarpa. Il provvedimento ha fatto seguito all'articolo pubblicato da "Bresciaoggi" in cui l'architetto Francesco Rovetta rilevava il pericolo che venisse snaturato quanto aveva ideato il celebre progettista e docente veneziano, considerato uno dei maestri dell'architettura contemporanea. Il Comune di Brescia aveva a suo tempo, commissionato a Scarpa e al suo assistente bresciano l'architetto Rovetta, la sistemazione complessiva del Museo delle Armi nel suo sviluppo su tutti i cinque piani del complesso Visconteo, vale a dire dal livello inferiore, quasi in quota ponte levatoio, agli ambienti con i giganteschi vasconi romani, al salone detto "dell'alce" raccordato all'ingresso del prato Mirabella, sino alla scala ottagonale del piano superiore e ai laboratori e alla biblioteca nel sottotetto. Furono così realizzati il livello d'ingresso del prato Mirabella, il Salone dell'alce e il sottotetto. Ma il progetto non venne attuato nella sua integrità per motivi economici. E qualche anno dopo, il 28 novembre 1978, l'architetto Carlo Scarpa moriva in un tragico incidente cadendo dalla scala di un negozio a Sendai in Giappone. Per l'ultimazione dell'allestimento del Museo delle armi rimaneva tuttavia disponibile l'architetto Francesco Rovetta, coprogettista dell'opera il quale ben conosce i disegni dell'intero piano generale depositati negli archivi del Comune. L'Amministrazione sembra ora preferire al completamento del progetto Scarpa una soluzione diversa; da qui la ricordata presa di posizione del ministero ai Beni culturali e architettonici. IN MERITO ai lavori recentemente eseguiti l'architetto Rovetta ci ha dichiarato: «Ad opera di manutenzione ultimata ho visitato il museo e notato alcune stonature, in parte risolvibili, e precisamente: i pavimenti originariamente costituiti da legno mordenzato sui toni del grigio con trasparenza di vena, e con lieve irregolarità della superficie di calpestio (per negare "l'effetto parquet"), sono stati levigati e verniciati con trasparente lucido antifuoco. Ciò ha comportato la perdita del colore originario e l'immagine che si presenta è molto distante da quella ricercata in origine, e molto vicina a quella tipica di uno chalet svizzero». «Chi ha conosciuto il professor Carlo Scarpa - continua Rovetta - non ha difficoltà a immaginare come avrebbe commentato l'intervento. Inoltre non risulta chiaro per quale motivo i pannelli lignei dei parapetti delle scale e degli affacci siano stati sostituiti nonostante sembrassero sani e ben conservati. E non si comprende perché non sia stata eseguita nemmeno l'ordinaria manutenzione delle scale esterne di ferro, diventate nel tempo segno grafico inconfondibilmente rappresentativo del Museo delle Armi, come pubblicato diffusamente in Giappone negli Stati Uniti. Tali strutture metalliche, necessarie per l'accesso degli operatori in caso d'incendio, e facenti parte di un piano di sicurezza antincendio, sono state ignorate nel recente intervento e oggi si presentano in condizioni pietose, cariche di ruggine e prive dell'originario attacco a terra». QUANTO al percorso museale, commenta ancora l'architetto Rovetta, «ho constatato che non è stato ripristinato come previsto dal progetto studiato meticolosamente da Scarpa. E' stato, invece, attivato un itinerario e un sistema espositivo alternativo, tale da sminuire e volgarizzare l'immagine museale originaria. Inoltre da sei bacheche, realizzate all'origine da Giuseppe Rivadossi nella sua ben nota Officina (interlocutore diretto con il professor Carlo Scarpa, con l'architetto Arrigo Rudi e con l'allora direttore dei Musei Bruno Passamani), sono stati ritirati alcuni pezzi importanti fra cui elmi, celate, eccetera del 1400 e 1500, manufatti bresciane e milanesi, per fare spazio a gadget in vendita, soldatini di gesso, cartoline e altro». L'alterazione del percorso originario sembra costituire un vero danno per la comprensione del progetto accuratamente approntato dallo stesso Scarpa, da Francesco Rovetta e da Francesco Rossi, grande esperto di armi bianche e armature. Tale percorso era stato apprezzato da studiosi del settore quali Thomas e Gambler, esperti austriaci di musei di armi antiche, che lo avevano definito «il migliore itinerario espositivo eseguito finora dal punto di vista scientifico e didattico».
Interventi congelati al Museo delle armi
Il ministero dei Beni culturali e architettonici ha congelato ogni intervento edilizio nel Museo delle Armi di Brescia per vagliare un'ipotesi di vincolo derivata dal particolare pregio del progetto di Carlo Scarpa. L'architetto Francesco Rovetta ha criticato i lavori recentemente eseguiti, che hanno snaturato il progetto originale. I pavimenti originari sono stati levigati e verniciati con trasparente lucido antifuoco, perdendo il colore originario. I pannelli lignei dei parapetti delle scale e degli affacci sono stati sostituiti e non è stata eseguita l'ordinaria manutenzione delle scale esterne di ferro.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo