Walter Vergnano, sovrintendente del Regio: quando si cade difficile risalire "La legge è chiara: una sola persona è responsabile. Se a voler decidere sono in due, allora è il caos" Gli artisti scelgono in base alle condizioni di lavoro. Chi verrebbe qui senza essere sicuro di andare in scena? Se si entra nelle trattative di un ente come questo bisogna camminare con i piedi di piombo Al momento della nomina di Di Benedetto, il deficit era di 10 milioni, in pochi anni è stato azzerato «Incomprensibile. Vista dallesterno lattuale situazione del Carlo Felice è inspiegabile. Fino a pochi mesi fa il teatro dellopera di Genova era considerato tra gli enti lirici "virtuosi". E oggi si ritrova sullorlo del precipizio» commenta Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro Regio di Torino e presidente dellAnfols, lassociazione nazionale delle Fondazioni lirico-sinfoniche. E se non la capisce lui che da nove anni guida il teatro dellopera torinese, uno degli enti più importanti dItalia, vuol dire che la situazione del Carlo Felice è davvero drammatica. Presidente Vergnano, lOpera di Genova farà "harakiri" come Madama Butterfly? «Prima di rispondere a questa domanda vorrei fare una premessa indispensabile: che è difficile giudicare dallesterno una situazione complessa come quella genovese. Tanto più da parte mia, visto che sono tra i pochi rimasti in Italia a non pensare di detenere la verità. Detto questo, però, devo dire che è incredibile quello che sta succedendo». In che senso? «Quando è stato nominato sovrintendente Gennaro Di Benedetto il deficit del teatro navigava sui 10 milioni di euro. Nessuno, si sa, possiede la bacchetta magica, ma nel giro di pochi anni il deficit è stato sanato, anzi si è passati a un piccolo utile. Non solo: contemporaneamente è cresciuta anche lattività artistica, che ha posto il Carlo Felice tra i migliori teatri dellopera in Italia, e dunque in Europa». I sindacati autonomi, protagonisti delle ultime clamorose proteste, dicono che il risanamento è stato fatto sulle spalle dei lavoratori... «Ma il pareggio di bilancio è un bene per tutti, anche per i dipendenti: dà sicurezza e permette di programmare il futuro. Lo dimostrano la crescita delle produzioni e gli accordi che il Carlo Felice ha firmato con teatri vicini e altri più lontani». Oggi invece il disastro. È colpa dei sindacati? O dei conflitti di potere? «Non cè dubbio che quando esiste frattura fra le organizzazioni sindacali, soprattutto se sono frammentate come al Carlo Felice, si crea una situazione di disagio che si ripercuote sul teatro. E se non si capisce chi comanda, la situazione diventa drammatica». Il sovrintendente Di Benedetto prima è stato attaccato duramente, poi i sindacati hanno cominciato a dialogare direttamente con il sindaco Marta Vincenzi... «Quando la politica entra direttamente nelle trattative di un ente dallequilibrio delicato come un teatro dellopera, deve camminare con i piedi di piombo. Sennò rischia di provocare danni irreparabili. Ci vuole unità di intenti tra sindaco e sovrintendente, pena la perdita di credibilità per il teatro stesso». Già, ma a chi spetta la responsabilità in casi delicati come quello genovese? «Lo stabilisce la legge che ha istituito le Fondazioni: in un teatro dellopera cè una sola figura a cui va tutta la responsabilità delle decisioni, ed è il sovrintendente. Se sono in due a voler decidere, come è successo per esempio alla Scala con Muti e Fontana, è il caos». Il Carlo Felice riuscirà a non cadere nel baratro? «Quando si cade non è facile risalire. Perché poi gli artisti migliori scelgono non sulla base dei compensi, tutti in linea, ma delle condizioni di lavoro. E perché un artista importante, direttore o cantante, dovrebbe venire a Genova se non è neppure sicuro di andare in scena?»