Giovanni Spadolini, Beniamino Andreatta, Giorgio La Malfa. Il fondo dal quale sono stati prelevati i 300 milioni di euro per Alitalia viene da lontano e porta la firma di tre italiani illustri, nell'ordine presidente del Consiglio, ministro del Tesoro e ministro del Bilancio nel primo governo con premier non-democristiano del dopoguerra, quello guidato dal repubblicano Spadolini. Il 17 febbraio 1982 con la legge 46 fu istituito infatti il Fit, fondo rotativo innovazione tecnologica. Lo stanziamento fu di 1.700 miliardi di lire, ovvero 879 milioni di euro. In quel governo c'erano anche politici ancora attivi come il senatore a vita Emilio Colombo (nel 1982 ministro degli Affari esteri), l'esponente del Pdl Giuseppe Pisanu (sottosegretario al Tesoro), il socialista Gianni De Michelis (che era ministro delle Partecipazioni statali), l'esponente del Movimento per le autonomie Enzo Scotti (nell'92 ministro dei Beni culturali e ambientali). Il fondo per l'innovazione tecnologica, sopravvissuto a otto cambi di legislatura, è destinato a prestiti agevolati per imprese che fanno ricerca industriale. E l'aver dirottato una fetta consistente di risorse all'Alitalia - la quale è impegnata soltanto nella ricerca di un compratore - ha messo in allarme chi la ricerca la fa su serio. Come Andrea Ballabio, direttore dell'Istituto Telethon di genetica e medicina di Napoli, che si è detto «amareggiato» per il fatto che «ancora una volta si è deciso di privare fondi alla ricerca e di destinarli ad altro». L'accusa è arrivata proprio nel giorno in cui è stata presentata un'importante innovazione sulla terapia genetica. «Si continua a non capire che la ricerca è sinonimo di sviluppo», dice Ballabio. Da qui un appello al nuovo governo: «La ricerca significa competitività, significa la possibilità di essere considerati a livello internazionale, significa innovazione. Spero proprio che il prossimo governo riconosca l'importanza della ricerca, come peraltro si è fatto in questi anni in Campania». Secondo il ministero dello Sviluppo economico, però, l'allarme di Ballabio è eccessivo. Il fondo della legge 46 avrebbe ancora risorse sufficienti e in ogni caso, trattandosi appunto di un fondo rotativo, si alimenta con la restituzione dei prestiti da parte delle imprese. E quando a fine anno Alitalia restituirà con gli interessi i 300 milioni, il Fit riacquisterà la dotazione piena. Sempre che, ovviamente, la compagnia di bandiera sia in grado di far fronte ai propri impegni. L'aver utilizzato per il prestito-ponte di 300 milioni in favore di Alitalia una legge di incentivi pubblici alle imprese rende però più difficile la posizione italiana nei confronti dell'Unione europea, contraria come è noto agli aiuti di Stato. Tuttavia il Fit è costruito per offrire alle imprese prestiti a condizioni di particolare favore, con interessi inferiori all'1 per cento. Mentre nel caso della compagnia di bandiera il costo del prestito è stato equiparato alle condizioni di mercato.