La proposta di Imperatori: adattare il concetto per valorizzare i tesori artistici ed archeologici Se l'Italia è riuscita ad imporre nel mondo i suoi distretti industriali, fatti di una serratissima serie di piccole imprese tutte vicine e fortemente specializzate, a maggior ragione dovrebbe ora puntare alla valorizzazione dei "distretti culturali": le opere d'arte non mancano certo, si tratta di organizzare la loro fruizione in modo organico e razionale, promuovere queste realtà territoriali in modo molto più incisivo, sviluppare tutti i supporti multimediali che possano servire a conoscere i tesori artistici dei quali questo paese va giustamente fiero. E' l'ultima iniziativa di Civita, il consorzio che già organizza eventi e mostre (fra cui quella in corso di Duccio a Siena), gestisce musei, realizza libri e cataloghi, il tutto in ambito culturale. «Le strategie e le politiche di intervento in questo settore finora non ci sembra che garantiscano, salvo in alcuni casi, un'adeguata valorizzazione di questo straordinario tesoro che l'Italia ha la fortuna di possedere», dice Gianfranco Imperatori, creativo banchiere che fin dall'inizio, 15 anni fa, coordina il lavoro di Civita in parallelo alla sua attività nella finanza. «E' ormai conclamato che il nostro paese sta attraversando un periodo di declino industriale, in cui si dovrebbe cominciare a ripensare il modello dì sviluppo. Siamo convinti che cultura e turismo culturale possano costituire armi vincenti per affrontare le sfide del futuro, trovare nuovi investimenti e creare occupazione, in un modo che riteniamo non secondario rispetto ad altri settori industriali». Gianfranco Imperatori La "filiera produttiva" di questi distretti è descritta in un libro appena uscito, edito da Sperling Kupfer con il patrocinio di Civita. Le trame del territorio-Politiche di sviluppo dei sistemi territoriali e distretti culturali". Nel volume, Pietro Antonio Valentino, docente di economia alla Sapienza che da sempre studia questi problemi, enumera con rigore appunto da economista le varie fasi di progettazione di iniziative del genere e i tanti settori coinvolti, tutti da integrare e coordinare se si vuole trarre il massimo beneficio economico: la ricerca per le attività che investono il patrimonio culturale in senso stretto e che vengono condotte in collaborazione con università e istituzioni varie, la formazione e l'aggiornamento continuo del "capitale umano", i servizi di progettazione, quelli delle costruzioni e del restauro, il settore artigiano. E poi ancora l'informatica per le apparecchiature e software in diverse funzioni (dalla cataloga-zione alle riproduzioni, dai sistemi di controllo alla comunicazione), l'editoria e la multimedialità per usufruire dei supporti necessari al miglioramento e alla crescita delle fruizione delle risorse cui turali sia diretta che a di stanza, fino al comparto agroalimentare per i prodotti tipici che non mancano mai. Civita ha già avviato quest'esperienza dei distretti, creandone a Noto in Sicilia (in collaborazione con 1' Unesco che ha inserito la valle nella World Heritage List), a Viterbo-Orvieto, a Frosinone-Ciociaria, e in via di compimento a Palermo. In ogni area è stato identificato un partner di riferimento - la Fondazione Banco di Sicilia a Palermo o quella Cassa di Risparmio di Viterbo per esempio - e poi si è iniziato ad operare per promuovere una politica di sviluppo locale basata sull'integrazione delle risorse e su una serie di azioni coerenti. «Questo è lo schema - conclude Imperatori -che vogliamo portare in tutta Italia, dove decine e decine sono le possibilità di accrescere ilpil culturale, che ha molte più potenzialità di quello industriale».