Ed eccolo qua, lex comunista, poi forzista, pidiellino, poeta. Presto ministro dei beni culturali, lui che per diletto, tra mille rossori, scrive poesie damore. Sandro Bondi, coordinatore di Fi e folgorato sulla strada di Arcore, avrà quasi certamente lincarico di guidare il dicastero dei beni culturali. Nella lista messa a punto dal Cavaliere, il suo nome cè già, corredato di incarico. Al quale lui, che non vuole certo smentire la sua fama di uomo meticoloso, si è già preparato da tempo. Che dire, per esempio, della sua ultima puntata in terra marchigiana, l8 aprile scorso, in piena campagna elettorale? Bondi si è presentato nientedimeno che a Recanati, il natio borgo selvaggio del grande poeta Giacomo Leropardi. Accolto con tutti gli onori dal primo cittadino, Fabio Corvatta. Il ministro dei beni culturali in pectore, di fronte a tanto calore, si è dichiarato commosso. E ha esposto per sommi capi il suo programma di governo: «Ho scoperto una città meravigliosa e sono convinto che proprio da luoghi come questi, da città come Recanati, un gioiello delle Marche, piena di tesori e di tradizioni, si possono ritrovare i valori e la strada per il futuro. Di fronte alla crisi di fiducia nei confronti della politica bisogna ripartire dai territori per trovare quel legame concreto con i valori profondi, e fra questi al primo posto cè la cultura. Che non è solo uno dei capitali dellItalia ma la forma stessa del Paese». Chissà se mentre parlava di forme, il futuro ministro si riferiva alle sculture di Pasquale Cascella, lo scultore che lo condusse al fatale incontro con Berlusconi, che più o meno lo apostrofò così, «lei mi sembra una persona per bene, come mai è comunista?» prima di assumerlo come segretario e collaboratore. E prima di affidargli il compito delicato, si preparavano le munizioni per la campagna elettorale del 2001, di coordinare la stesura di «Una storia italiana», un libro fotografico sulla vita pubblica e privata di Berlusconi spedito a tutte le famiglie italiane. Chissà se quellopera, messa a punto con tanta cura dalloggi quarantanovenne (è nato il 14 maggio del 1959) quasi ministro, entrerà di diritto negli annali della cultura italiana. Forse no, ma alle cronache recenti è già stata consegnata la sua ultima fatica letteraria, «Laici e credenti:una fede comune», pubblicato nellestate del 2006, subito dopo linsediamento del governo guidato da Romano Prodi. La scrittura, del resto, è la sua vera unica passione, oltre a quella prorompente per Berlusconi. Non a caso, il settimanale Vanity fair gli ha affidato una rubrica di versi, per la delizia degli ammiratori della sapienza metrica e lirica del Cavalier servente. Ma tanto onore non ha mai obnubilato la capacità dì Bondi di ergersi a difensore di Berlusconi in ogni circostanza, soprattuto negli anni della lunga permanenza a palazzo Chigi. E stato così che il futuro ministro ha scoperto linconsistenza culturale di Umberto Eco. «Che pena vedere Umberto Eco sfogare la sua acredine verso il capo del governo italiano dalle colonne di un giornale straniero. Peccato perché il suo astio incontenibile è pari soltanto alla sua insipienza politica e intellettuale». A Recanati ha illustrato il suo programma: Ripartiamo dai valori profondi, come la cultura che è la forma stessa del Paese.