Il caso è emerso con forza: il dibattito sul progetto di ampliamento del Man di Nuoro è pure andato, grazie i suoi sostenitori, nelle pagine pubblicitarie dei giornali. Mossa irrituale, ma in linea con le contese di sempre nei processi decisionali sulle città. Si propone una importante modifica di una vecchia casa, come ce ne sono tante nei vecchi centri sardi, severa impronta, sobrio retaggio di un'edilizia senza fronzoli. Si sa della scarsa propensione a accogliere le novità in Sardegna, pure quando il venticello della modernità arrivava alimentato dai cataloghi delle arti nuove, liberty, jugend, sezession, ecc. Questo è il frutto del povero, introverso modo di farsi la casa da queste parti. E quest'architettura ci rappresenta, spiega al pari di altre espressioni chi siamo. La domanda sollevata - se nelle vecchie piazze si possano apportare correzione innovatrici - non è nuova, torna ogni tanto e non è più un confronto all'avanguardia. Gli architetti hanno già dibattuto se e come rinnovare le fisionomia dei vecchi centri, se attualizzarne parti con linguaggi e materiali moderni, oppure se rinunciare alle sfide del confronto vecchio-nuovo e lasciare le cose più o meno come sono. Se c'è una novità importante nel dibattito contemporaneo riguarda la conservazione dei centri storici: idea acquisita e ormai nelle disposizioni di legge. Il dibattito, tardivamente suscitato e indirizzato a giudicare una sola opzione, non rende giustizia al tema: forse meritava più attenzione una così importante piazza, con un così grande potere evocativo (con questo scenario si è incontrato Nivola). Invece è stata considerata alla stregua di una piazza carina ma senza esagerare, la cui fisionomia può soccombere di fronte ad esigenze funzionali e non solo. Non è stata neanche presa in considerazione un'altra possibilità, che si confrontasse cioè la proposta di un restauro dell'edificio per ampliare il museo senza l'annullamento di quella parte della compagine che, indipendentemente dalla qualità dell'intervento, viene comunque a mancare. L'architettura contemporanea non ha bisogno di conferme estetiche ma casomai etiche, quando dimentica che una delle peculiarità, esclusive, della formazione dell'architetto è quella del restauro. Nel caso in questione, in assenza di un vero confronto tra punti di vista, il discorso diventa accademico e tanto vale ricordare che i palinsesti superstiti sono preziosi anche quando non stanno nei manuali di storia dell'arte. La propensione a mantenerli, per cure costanti, è cosa buona. La loro sorte dipende solo da quanto si è compreso del loro potenziale generatore di nuove relazioni con la contemporaneità: questa piazza non ha, ed è un caso fortunato, nessun bisogno di essere rifatta, e il Man è già in grado di attrarre l'attenzione internazionale; e allora perché turbarlo questo equilibrio in atto fra contemporaneità e antiche suggestioni? Senza tirare in ballo l'identità e roba simile, credo che strade e piazze storiche siano testi conclusi (non contesti). Testi collettivi, anche se sommatoria di codici estetici individuali; e pure a Luther Blisset, aperto ai sabotaggi, non farebbe piacere se premurosi posteri riscrivessero un po' di pagine, magari le più noiose, di un racconto scritto a più mani. Altra cosa sono le incompiutezze, le mutilazioni, i vuoti nei vecchi incasati. Da colmare con progetti argomentati - molto convincenti e molto condivisi - passati attraverso il raffronto di proposte alternative, dei concorsi di progettazione, come si fa ormai dappertutto. Ma in questo caso non è così. La casa Deriu ha solo il torto di non avere fascino, per quella faccia un po' così, il suo tono dimesso: porta piccola e ovvie finestre. Troppo poco, di sicuro, per stare al passo del bilbaoismo.Un caso di sottovalutazione di ciò di cui si dispone e conseguente decisione un po' sopra le righe di risolvere tutto "in casa"? Con le migliori intenzioni, naturalmente. Curioso che nel dibattito a sostegno delle soluzioni innovatrici si esibisca l'elenco lungo dei misfatti che ci assalgono guardandoci attorno ("il rimorso veniva dopo, adesso ci precede", scriveva Flaiano). Il finto rustico che avanza insieme agli stili dell'edilizia per villeggianti e al blob di allumini anodizzati, sono incubi che non giustificano la sostituzione di vecchie case con nuova buona architettura. Che non ha nulla da temere: credo che non solo possa ma debba esercitarsi nei paesaggi delle periferie, assai bisognosi di apporti da parte degli architetti più bravi, come sono senza dubbio gli autori del progetto del nuovo Man. architetto
SARDEGNA -Ben venga la nuova architettura Ma in periferia, non in centro
Il progetto di ampliamento del Museo del Man di Nuoro è stato oggetto di dibattito, con alcuni sostenitori che sostengono la proposta di innovare l'edificio, mentre altri sostengono la conservazione del suo aspetto originale. Il dibattito è stato caratterizzato da una scarsa attenzione alle proposte alternative, come un restauro dell'edificio senza l'annullamento di una parte della compagine. L'architetto del progetto sostiene che la proposta di innovare l'edificio non è necessaria, poiché il Museo del Man è già in grado di attrarre l'attenzione internazionale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo