Ormai anche gli spettatori più fedeli dellopera lirica hanno deciso di alzare bandiera bianca. E alle "prime" del teatro Carlo Felice di Genova non prenotano più le loro poltrone. Perché in una stagione falcidiata dagli scioperi nessuna rappresentazione è assicurata. Lultimo caso è di oggi: stasera sarebbe dovuta andare in scena La sonnambula di Vincenzo Bellini, ma è stata cancellata dallo sciopero dei sindacati autonomi Fials, Snater, Libersind. Salterà anche la recita di domenica prossima, le altre chissà. Tra le opere di grande richiamo si è salvata solo la Manon Lescaut di Puccini. Cancellata la prima dei Vespri Siciliani a ottobre, che era anche la serata inaugurale della stagione. Poi Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota a dicembre e Il trovatore a marzo. Anche la metà del tradizionale concerto di Natale è caduta sotto la mannaia dellastensione dal lavoro dei coristi. Risultato: la minaccia del pubblico di abbandonare il teatro, una spaccatura sindacale senza precedenti, il sovrintendente Gennaro Di Benedetto contestato violentemente dai dipendenti e in procinto di lasciare il suo posto. Una guerra allultimo sangue sulla candidatura del celebre maestro israeliano Daniel Oren a direttore musicale. E unemergenza economica e finanziaria che mette a rischio la stessa sopravvivenza del teatro. «In cassa siamo quasi allasciutto - dice allarmato il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, che è anche presidente della Fondazione cui fa capo il teatro - e se continua così non riusciremo neppure a pagare gli stipendi di giugno». Il caso clamoroso di questi giorni è quello legato allanticipo, un centinaio di euro a testa al mese, sul prossimo contratto integrativo, naturalmente ancora da firmare. Cgil, Cisl, Uil - una sessantina su quasi 300 dipendenti - siglano lintesa, gli autonomi no. Quando il consiglio damministrazione ratifica questo accordo, gli autonomi dissotterrano lascia di guerra e dichiarano due giornate di sciopero. «È il primo caso di uno sciopero indetto contro un aumento salariale» accusa la Vincenzi. «Niente affatto, è lei che ci ha teso un tranello e ci ha portato a questo punto dopo averci fatto promesse che non ha mantenuto» ribattono Nicola Lo Gerfo, Roberto Conti e Marco Raffo, leader delle tre sigle sindacali. A rappresentare 295 dipendenti ci sono sei sigle sindacali, alcune delle quali con unesistenza quasi virtuale. Gli iscritti alla Uil, per esempio, si possono contare sulle dita di una mano. Quelli del Libersind sono una quindicina. Quando a fine novembre, la sera in cui la prima del Cappello di paglia di Firenze di Nino Rota salta per lo sciopero dei coristi dello Snater, il sindaco Vincenzi tuona davanti allorchestra schierata: «Mai più senza una prima!». Sembra linizio di una fase nuova. Cinque mesi dopo sindaco e sovrintendente hanno contro anche lorchestra, metà della quale è passata con gli "insorti". A inasprire lo scontro cè la vicenda del fallimento del Fondo pensionistico integrativo, un buco che va dai 5 ai 9 milioni di euro a seconda delle versioni, che ha mietuto vittime tra i vecchi dipendenti. E che ha portato al rinvio a giudizio del precedente sovrintendente, Nicola Costa. La Vincenzi sta cercando un accordo extragiudiziale e spera di riuscirci prima delludienza preliminare fissata per settembre. Ma è una corsa contro tempo e burocrazia. Per la tarda primavera, invece, il sindaco ha promesso un importante piano di rilancio. Se ne andrà Di Benedetto, avrà maggiore spazio il nuovo direttore artistico Cristina Ferrari, probabilmente ci sarà un rimescolamento anche nel cda.
Genova. Scioperi a raffica, opere saltate e il pubblico fugge dal Carlo Felice
Il teatro Carlo Felice di Genova è in crisi a causa degli scioperi dei sindacati autonomi Fials, Snater, Libersind. La stagione è stata falcidiata e nessuna rappresentazione è assicurata. La minaccia del pubblico di abbandonare il teatro è aumentata. Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, è stata criticata per aver teso un tranello ai dipendenti con un aumento salariale. La guerra tra sindaco e sovrintendente Gennaro Di Benedetto è in corso. Il caso è anche quello dell'anticipo sul prossimo contratto integrativo, che è stato firmato solo da una sessantina di dipendenti.
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